Quando l’avvocato è l’intelligenza artificiale

Si chiama DoNotPay ed è un’intelligenza artificiale che presto vestirà i panni di un avvocato durante un processo giudiziario negli USA

Arianna De Felice
intelligenza artificiale, OpenAI

Dopo aver domato gli incendi nei panni di un pompiere, dopo aver realizzato delle opere d’arte e dopo aver tradotto delle conversazioni in tempo reale, l’intelligenza artificiale diventa anche un avvocato difensore.

L’intelligenza artificiale per la difesa

Si chiama DoNotPay ed è un algoritmo di intelligenza artificiale che, per la prima volta, vestirà i panni di un avvocato durante un processo giudiziario negli Stati Uniti. A realizzarlo è stato uno scienziato informatico della Stanford University che, già nel lontano 2015, ha lanciato lo strumento sotto forma di chatbot per fornire consulenza legale ai consumatori nei casi di penali per ritardi nei pagamenti o multe. Nel 2020 ha aggiunto ai suoi servizi anche la tecnologia di intelligenza artificiale.

Ma come funzionerà davvero? L’AI sarà su uno smartphone tramite il quale potrà ascoltare il procedimento in aula prima di istruire l’imputato su come rispondere attraverso un auricolare.

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L’obiettivo di questa ultima innovazione tecnologica, è quello di aiutare le persone a “combattere le corporazioni, sconfiggere la burocrazia e citare in giudizio chiunque con la semplice pressione di un pulsante“.

L’obiettivo del suo ideato è quello di riuscire a risparmiare sui costi di un avvocato per le cause minori come in questo caso che, secondo alcune fonti, si dovrebbe trattare di una contestazione per eccesso di velocità. Essendo una soluzione sperimentale e, soprattutto, che sarà la prima volta che verrà applicata in aula, nel caso in cui l’intelligenza artificiale dovesse perdere la causa, DoNoPay ha accettato di coprire eventuali multe.

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