L’UE sfida Meta: Pay or Consent non rispetta il DMA

Anche Meta finisce sotto la lente dell’UE, in particolare il suo servizio “Pay or Consent”, che risulterebbe in conflitto col DMA

Redazione

Dopo Apple, anche Meta è nei guai con l’UE, o meglio con la Commissione Europea. La proprietaria di Facebook e Instagram dovrà cominciare a fare attenzione al suo modello pubblicitario “Pay or Consent”, visto che, secondo la Commissione, non rispetta le disposizioni del Digital Markets Act (DMA). Ma è davvero così?

Cos’è Pay or Consent

Intanto partiamo dall’inizio, ovvero dal lancio di Pay or Consent. Rilasciato da Meta a fine 2023 sulle versioni europee di Facebook e Instagram, Pay or Consent prevede il pagamento di un canone mensile per poter accedere e utilizzare i social senza vedere alcun annuncio pubblicitario, ora invece previsti nelle versioni gratuite.

Secondo Meta, questa scelta dovrebbe soddisfare le esigenze dei vari utenti, offrendo sia una soluzione senza pubblicità per chi è disposto a pagare, sia una soluzione gratuita sostenuta dalla pubblicità personalizzata per chi preferisce non pagare.

In effetti non è dissimile dalle soluzioni di Amazon e YouTube, rispettivamente il piano Amazon Prime Video e YouTube Premium senza pubblicità. Però questi ultimi piani riguardano piattaforme streaming, non social network.

Perché Pay or Consent violerebbe il DMA?

Pay or Consent non è un abbonamento che riguarda video o altro, ma i social network, che sono prima di tutto degli enormi contenitori di dati personali. Infatti il cuore del problema è che la scelta tra pagare per evitare le pubblicità o acconsentire all’uso dei dati personali non offre agli utenti un’alternativa valida.

Anche perché il Digital Markets Act parla chiaro. Stando al paragrafo 2 dell’articolo 5 della norma, i gatekeeper come Meta (quindi Facebook e Instagram) devono ottenere il consenso degli utenti per poter combinare i loro dati personali tra i vari servizi offerti.

Se un utente rifiuta di fornire tale consenso, deve comunque poter accedere a una versione del servizio che, pur essendo meno personalizzata, risulti equivalente in termini di funzionalità e qualità. Cosa che, effettivamente, Pay or Consent non permette di fare.

Cosa deve fare Meta

Secondo le conclusioni preliminari della Commissione Europea, il modello di Meta non fornisce un’alternativa valida per gli utenti che scelgono di non acconsentire all’uso dei propri dati personali per la pubblicità.

E per Meta è un problema. Ora ha tempo 12 mesi dall’avvio del procedimento per difendersi esaminando i documenti del fascicolo e presentando le proprie argomentazioni alla Commissione.

Se però la Commissione dovesse confermare le sue conclusioni preliminari, Meta potrebbe essere obbligata a modificare il suo modello pubblicitario per conformarsi alle disposizioni del DMA.

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