Google sotto pressione: il giudice ordina di eliminare gli ostacoli agli store rivali

Le schermate di avviso e i passaggi intermedi sono stati considerati una forma di “frizione anticompetitiva”

Redazione
Schermata Google con warning screen play store su store alternativi

Immagine copertina generata con l’intelligenza artificiale

Google dovrà semplificare l’installazione degli app store alternativi su Android. A stabilirlo è il giudice distrettuale statunitense James Donato, nell’ambito della lunga causa antitrust tra Epic Games e il colosso di Mountain View. Al centro della decisione ci sono i numerosi passaggi e gli avvisi mostrati agli utenti quando cercano di installare marketplace diversi dal Google Play Store, ritenuti una forma di “frizione anticompetitiva”.

Il giudice boccia gli ostacoli all’installazione

Durante una recente udienza dedicata al rispetto dei provvedimenti imposti a Google, il team legale di Epic ha mostrato al tribunale il percorso necessario per installare uno store alternativo. Gli utenti si trovano davanti a diverse schermate di avviso e conferma, con passaggi che, secondo l’accusa, non sarebbero necessari.

Tra questi figura anche la necessità di premere un pulsante “view” prima che venga persino mostrata l’opzione per procedere con l’installazione. Una procedura che il giudice Donato ha contestato apertamente, arrivando a definirla non accettabile.

La corte ha quindi ordinato a Google di rimuovere questi ostacoli intermedi e di rendere l’installazione di un marketplace alternativo semplice quanto quella di una normale applicazione Android. Le modifiche dovranno essere effettuate entro una settimana.

Google difende le schermate in nome della sicurezza

Android consente tecnicamente da oltre dieci anni di installare applicazioni al di fuori del Play Store e di utilizzare marketplace di terze parti. Il problema, secondo quanto emerso nel procedimento, riguarda però il modo in cui Google ha costruito questa esperienza.

Nel corso degli anni, l’azienda ha accompagnato il sideloading con avvertimenti sulla sicurezza, richieste di autorizzazione e finestre di dialogo distribuite lungo diversi passaggi. Per un utente poco esperto, il risultato può essere un processo percepito come rischioso o particolarmente complesso.

Google sostiene che queste misure abbiano una funzione legittima: proteggere gli utenti da malware, applicazioni pericolose e possibili problemi di sicurezza. Il tribunale, tuttavia, ha stabilito che la tutela degli utenti non può trasformarsi in uno strumento capace di preservare una posizione dominante sul mercato.

La decisione nasce dalla battaglia antitrust di Epic

L’ordine del giudice si inserisce nel quadro dei rimedi collegati alla vittoria di Epic Games nella lunga controversia antitrust contro Google. Una giuria aveva stabilito che Google aveva mantenuto un monopolio illegale sulla distribuzione delle applicazioni Android e sui servizi di fatturazione in-app.

La nuova direttiva rappresenta quindi un ulteriore passaggio nel processo di apertura dell’ecosistema Android. L’obiettivo della corte è eliminare quelle procedure che possono scoraggiare gli utenti dall’utilizzare piattaforme concorrenti, senza però intervenire sulla possibilità di fornire informazioni relative ai rischi effettivi.

La distinzione è centrale: la sicurezza può continuare a essere tutelata, ma non dovrebbe essere accompagnata da passaggi superflui capaci di rendere artificialmente più difficile scegliere un marketplace alternativo.

La decisione arriva inoltre in un momento in cui Google è sottoposta a una pressione crescente per aprire maggiormente il proprio ecosistema. La presenza di store di terze parti direttamente sul Play Store, come Aptoide Games, mostra come il panorama della distribuzione delle applicazioni Android stia già iniziando a diventare più articolato.

Fonte: Android Authority

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