Ieri si è tenuta l’udienza presso la Commissione Giustizia del Senato che ha visto protagonisti gli AD di alcune delle più grandi piattaforme social media al fine di difendere le loro aziende dalle crescenti critiche secondo cui avrebbero fatto troppo poco per proteggere bambini e adolescenti online. Ecco alcuni dati emersi.
Social media e giovani: la situazione
Mark Zuckerberg è ormai abituato a presenziare a questo tipo di udienze e, anche questa volta, è stata l’occasione per ribadire tutte le funzioni che ha attivato per tutelare i giovani. Si tratta di oltre 30 strumenti, risorse e funzionalità tra le quali spicca l’impostazione automatica di un account privato per gli adolescenti che si iscrivono a Instagram.
Dopo essersi scusato con i genitori dei giovani Zuckerberg ha anche sottolineato una soluzione per tutelare maggiormente i ragazzi che parte dalla possibilità di scaricare o meno un’applicazione “Non penso che i genitori dovrebbero dover caricare un documento d’identità o dimostrare di essere genitori in ogni singola app utilizzata dai loro figli. Penso che il posto giusto per farlo, e un posto dove sarebbe molto facile farlo, sarebbe l’App Store stesso. Quello che mi risulta è che Apple e Google, o almeno Apple, richiedono il consenso dei genitori quando un bambino [effettua] un pagamento nell’app, quindi dovrebbe essere banale approvare una legge che imponga loro di farlo in modo che i genitori abbiano il controllo in qualsiasi momento un bambino scarica un’app (…) La ricerca che abbiamo condotto mostra che la stragrande maggioranza dei genitori lo desidera, e questo è il tipo di legislazione (…) che renderebbe molto più semplice il compito ai genitori.”
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Chi invece è nuova a questo tipo di eventi è Linda Yaccarino CEO di X. La Yaccarino ha cominciato il discorso annunciando che su 90 milioni di utenti X negli Stati Uniti, solo l’1% è un giovane di età compresa tra i 13 e i 17 anni. La società ha anche dichiarato di aver sospeso 12,4 milioni di account utente per aver violato le sue politiche CSE (sfruttamento sessuale minorile) nel 2023, con una crescita significativa rispetto ai 2,3 milioni di account rimossi da Twitter nel 2022. Ha inoltre inviato 850.000 segnalazioni al NCMEC (Centro Nazionale per bambini scomparsi e sfruttati), otto volte di più rispetto a prima dell’acquisizione di Musk.
Diversa è la situazione di Snapchat dove 20 milioni di adolescenti sono attivi sulla piattaforma di social media, come ha dichiarato Evan Spiegel, il CEO di Snap. Di questi circa 400.000 account di adolescenti sono stati collegati all’account di un genitore tramite Family Center. Quest’ultimo è uno strumento realizzato dall’azienda che consente ai genitori di vedere con chi sono amici i propri figli sull’app e con chi hanno comunicato. “Creiamo un banner per Family Center sui profili degli utenti“, ha detto Spiegel dopo che gli è stato chiesto cosa stesse facendo Snapchat per garantire che genitori e tutori fossero a conoscenza degli strumenti. “Quindi gli account che riteniamo possano corrispondere all’età in cui possono essere genitori possono vedere facilmente il punto di ingresso nel Family Center.“
Infine Shou Zi Chew, il CEO di TikTok ha affermato di non essere in grado di condividere i dettagli, ma che TikTok è stata “una delle prime piattaforme” a fornire ai genitori controlli di supervisione.