Agricoltura sostenibile, anche i funghi possono catturare la CO2

In Australia la startup Loam Bio ha brevettato una tecnologia in grado di catturare la CO2 grazie alle spore fungine. Ecco come funziona

Redazione

Utilizzando dei particolari funghi sotterranei, una startup australiana, la Loam Bio, ha sviluppato una tecnologia che potrebbe non solo contrastare i cambiamenti climatici, ma anche dare un nuovo sprint all’agricoltura sostenibile nell’ambito della cattura della CO2.

Come i funghi permettono la cattura della CO2

Come racconta il New York Times, la tecnologia della startup Loam Bio, “CarbonBuilder”, mira a sfruttare la capacità naturale dei funghi nel trattenere il carbonio all’interno del terreno, che permette di prolungare la permanenza del carbonio sotterraneo rispetto al ciclo naturale.

Si tratta di una svolta nell’ambito dell’agricoltura sostenibile, poiché consente di aumentare la quantità di carbonio stabile nel suolo, migliorando allo stesso tempo la produttività agricola.

Al centro di questa tecnica c’è l’utilizzo di una polvere composta da spore fungine, che viene aggiunta al terreno durante la semina. Una volta sviluppati, i funghi derivati da queste spore si legano alle radici delle piante, assorbendo il carbonio presente nell’atmosfera e bloccandolo nel sottosuolo.

Nonostante si tratti di una tecnologia ancora agli inizi, riferisce il NYT, l’adozione di questi particolari funghi da parte degli agricoltori è stata vista con ottimismo. Il prodotto sviluppato dalla Loam Bio è semplice da utilizzare e non richiede cambiamenti radicali nelle pratiche agricole, rendendolo accessibile anche ai piccoli agricoltori.

Riferisce Repubblica, dopo il lancio del prodotto in Australia nel 2023, la Loam Bio punta alla commercializzazione negli Stati Uniti. E ha in programma di espandersi in altri paesi, primo fra tutti il Brasile.

Agricoltura sostenibile e anche “rigenerata”

Va detto però che la Loam Bio è solo una delle tante startup che sta sviluppando tecnologie in cui si utilizza il suolo come deposito di carbonio. Oltre ai funghi, altre aziende stanno esplorando l’uso di microrganismi, rocce vulcaniche frantumate e persino polveri di cemento per aumentare la capacità del terreno di sequestrare carbonio.

Sebbene queste tecnologie siano ancora in fase sperimentale, i benefici che potrebbero apportare sono molteplici. Oltre alla cattura del carbonio, queste soluzioni mirano a rigenerare la salute del suolo, danneggiato da anni di agricoltura intensiva.

Secondo il Panel Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC), il suolo contiene già tre volte più carbonio dell’atmosfera, e potrebbe assorbirne ulteriori 5 gigatonnellate all’anno. Ovvero un settimo di tutto il carbonio emesso dall’attività umana.

Tuttavia, per avere un impatto significativo, sarebbe necessario applicare queste tecnologie su miliardi e miliardi di acri. Sebbene alcuni scienziati, riferisce NYT, siano cauti riguardo all’efficacia di queste soluzioni su larga scala, le implicazioni positive per la salute del suolo e la produttività agricola sono evidenti.

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