Fotovoltaico in perovskite, sviluppato pannello solare più stabile e resistente al tempo

Dall’Università di Xi’an Jiaotong (Cina) arriva un nuovo pannello solare in perovskite dotato di una stabilità a prova di tempo

Redazione

Le celle solari in perovskite sono un tipo di tecnologia emergente nel fotovoltaico, anche se ancora risentono di diversi limiti. Se da una parte la produzione di questi pannelli è decisamente più conveniente rispetto a quella delle celle tradizionali in silicio, dall’altro la loro stabilità energetica e durabilità non sono ancora all’altezza delle “rivali” in silicio. Per affrontare questi limiti, i ricercatori dell’Università di Xi’an Jiaotong in Cina hanno sviluppato un particolare pannello solare in perovskite che, grazie a un doppio strato autoassemblato (SAB), non solo offre prestazioni energetiche superiori, ma garantisce anche una maggiore stabilità e resistenza al tempo.

Il pannello solare in perovskite con doppio strato SAB

Particolarità di questo pannello solare in perovskite non è solo il doppio strato SAB, ma la sua configurazione “invertita”. Come spiega pv magazine, le celle in perovskite possono essere costruite con due configurazioni principali:

  • n-i-p, dove l’illuminazione avviene attraverso lo strato di trasporto degli elettroni,
  • p-i-n, dove la luce passa attraverso lo strato di trasporto delle lacune.

Per la loro cella, i ricercatori hanno appunto addottato la struttura p-i-n. Il motivo? Secondo il sito di informazione Rinnovabili, questa configurazione offre diversi vantaggi come processi di fabbricazione più semplici, e una riduzione dell’input di energia in termini di interstrato.

Ma anche alcuni svantaggi, come una bassa resistenza al tempo. Ed è qui che entra in gioco SAB, un doppio strato autoassemblato costituito da un monostrato autoassemblato (SAM) di acido fosfonico, a sua volta sovrapposto a uno strato di trifenilammina, un composto organico che migliora l’adesione tra lo strato e la pellicola di perovskite.

Sfruttando il potenziale di questa tecnologia, i ricercatori hanno assemblato un pannello solare che, secondo quanto riportato nella ricerca pubblicata su Nature Energy, nei test ha raggiunto non solo un’efficienza del 26,04%, ma anche una capacità di mantenere dopo 2.000 ore il 94% delle sue capacità energetiche iniziali. Nonché “una perdita di efficienza relativa inferiore al 4% in 2.000 ore”, hanno detto i ricercatori: un dato in linea con la media dei pannelli fotovoltaici in silicio, ovvero il 5% su 1.000 ore.

Il confronto con la “concorrenza”

La novità di questo pannello non è tanto nella sua efficienza, che è sì molto alta, ma non di certo da record. Come giustamente precisa il sito di informazione Green Me, esistono già celle solari in perovskite con prestazioni superiori a quella sviluppata dall’Università di Xi’an Jiaotong. Un esempio significativo sono i pannelli realizzati dall’Università dell’Accademia Cinese delle Scienze, che grazie all’uso di risonatori ottici avanzati possono raggiungere il 27% di efficienza.

Il vero potenziale di questo pannello risiede nella sua capacità di garantire una stabilità e resistenza al tempo superiori alla “concorrenza”, grazie appunto al doppio strato SAB. Infatti nel settore delle energie rinnovabili, non è solo la percentuale di efficienza a fare la differenza, ma anche la capacità di mantenere alte prestazioni nel tempo, un aspetto fondamentale per garantire un’energia sostenibile e affidabile per il futuro.

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