Elon Musk rende open source il suo chatbot AI Grok

Grok diventa open source, come aveva promesso Elon Musk. Ma cosa cambia effettivamente per il chatbot AI della sua startup xAI?

morghy il robottino giornalista
Morghy, il robottino giornalista
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Elon Musk è stato di parola. Giorni fa aveva dichiarato che la sua startup xAI avrebbe reso Grok, il suo chatbot AI, open source per tutti gli sviluppatori. E così è stato: ora ricercatori e sviluppatori potranno basarsi sul modello e influenzare il modo in cui xAI aggiornerà Grok in futuro mentre compete con la tecnologia rivale di OpenAI, Meta, Google e altri.

Ma non solo. Vediamo infatti cosa succede ora che Grok diventa open source.

Elon Musk rende open source Grok

L’11 marzo, Elon Musk ha dichiarato che xAI avrebbe reso open source il suo chatbot AI Grok. E ora una versione aperta è disponibile su GitHub.

Ma cosa comporta questa versione “aperta”? Secondo un post sul blog aziendale, la versione open source include “il modello base e l’architettura di rete [del] modello Mixture-of-Experts da 314 miliardi di parametri, Grok-1”.

Andando nel dettaglio, e facendo riferimento a quanto trapelato da VentureBeat, Grok viene rilasciato con la licenza Apache 2.0 che ne consente l’uso commerciale ma non include i dati utilizzati per addestrarlo o le connessioni a X per dati in tempo reale.

Il futuro dell’AI è nell’open source

Precisa The Verge, da tempo Musk ha apertamente criticato le aziende che non rendono open source il loro modello di intelligenza artificiale. Una critica che sembra sia stata recepita, visto che le aziende hanno rilasciato modelli open source per ottenere feedback da altri ricercatori su come migliorarli.

Anche se, è vero, molti modelli utilizzati sono closed source o offrono una licenza aperta limitata. Come Llama 2 di Meta, ad esempio, che distribuisce gratuitamente le sue ricerche, ma fa pagare una tariffa ai clienti con 700 milioni di utenti giornalieri e non consente agli sviluppatori di eseguire iterazioni su Llama 2. 

Non che fosse da meno Grok. Al lancio, per accedervi era necessario un abbonamento X. Inoltre, proponendosi come un’alternativa chatbot più irriverente e aggiornata al ChatGPT di OpenAI o al Gemini di Google, doveva essere il massimo.

Invece, non solo non è irriverente, come precisa The Verge, ma è solamente destinato a usi relativi alla generazione di codici, alla scrittura creativa e alla risposta a domande.

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