Un materiale capace di “ricordare” il calore apre nuove possibilità per i chip AI

Un dispositivo sperimentale riesce a modificare l’emissione termica e a conservare la configurazione anche senza corrente

Redazione
Materiali innovativi per un'economia a basso impatto

La gestione del calore potrebbe diventare uno degli elementi chiave nello sviluppo dei prossimi dispositivi elettronici. Un team di ricercatori della Osaka Metropolitan University ha infatti realizzato un innovativo dispositivo termico programmabile in grado di indirizzare la radiazione termica e mantenere la propria configurazione anche dopo lo spegnimento dell’alimentazione.

La scoperta, pubblicata sulla rivista scientifica Laser & Photonics Reviews, introduce un nuovo approccio al controllo del calore e potrebbe trovare applicazione in settori strategici come raffreddamento dei chip per l’intelligenza artificiale, fotonica in silicio, sensori a infrarossi e tecnologie per il recupero dell’energia termica.

Il risultato più importante riguarda la capacità del dispositivo di superare due ostacoli che da anni rallentano lo sviluppo dei sistemi termici non reciproci: la necessità di condizioni operative poco pratiche e l’incapacità di conservare uno stato programmato senza un consumo energetico continuo.

La combinazione di due materiali crea una nuova forma di controllo termico

Alla base della nuova tecnologia c’è l’unione di due materiali con funzioni differenti. Il primo è l’arseniuro di indio (InAs), un semiconduttore magneto-ottico che modifica il proprio comportamento quando viene esposto a un campo magnetico.

Questa caratteristica permette al materiale di alterare il modo in cui la radiazione infrarossa viene assorbita ed emessa, creando una sorta di direzionalità del calore. In condizioni normali, infatti, i materiali seguono regole fisiche che collegano strettamente capacità di assorbimento ed emissione termica.

Il nuovo dispositivo riesce invece a separare questi due fenomeni, consentendo agli ingegneri di decidere dove e come il calore viene irradiato.

Il secondo componente è il materiale a cambiamento di fase GST (germanio-antimonio-tellurio), già noto per essere utilizzato in alcune tecnologie di memoria. La sua particolarità è la capacità di passare tra uno stato amorfo e uno cristallino, modificando le proprie proprietà ottiche e mantenendo la nuova configurazione anche quando l’alimentazione viene rimossa.

I ricercatori hanno combinato questi elementi creando una struttura chiamata metagriglia magneto-ottica, nella quale il primo materiale gestisce il comportamento direzionale del calore mentre il secondo funziona come una memoria capace di conservare l’impostazione scelta.

Una tecnologia pensata per i chip AI sempre più potenti

L’aumento della potenza di calcolo dei moderni sistemi elettronici ha trasformato la dissipazione del calore in una delle sfide più complesse dell’industria tecnologica. I nuovi chip destinati all’intelligenza artificiale generativa devono gestire quantità enormi di dati e, di conseguenza, producono livelli di calore sempre più difficili da controllare.

Un materiale in grado di modificare la distribuzione termica in modo programmabile potrebbe offrire nuove soluzioni per mantenere elevate prestazioni senza aumentare ulteriormente consumi e dimensioni dei sistemi di raffreddamento.

La stessa tecnologia potrebbe avere un ruolo importante anche nella fotonica del silicio, un settore che utilizza la luce per trasmettere informazioni all’interno dei dispositivi elettronici. In questi sistemi, il controllo della temperatura è fondamentale per garantire precisione e stabilità.

Le applicazioni potenziali riguardano inoltre i sensori infrarossi avanzati, i sistemi termofotovoltaici capaci di convertire il calore in elettricità e le future piattaforme per la comunicazione basata sulla radiazione termica.

La memoria termica senza energia supera i limiti delle tecnologie attuali

Uno degli aspetti più innovativi della ricerca riguarda la possibilità di programmare il comportamento del dispositivo una sola volta e mantenerlo senza un flusso continuo di energia.

Molti sistemi sviluppati in passato per controllare la radiazione termica richiedevano infatti campi magnetici, segnali elettrici o fonti di riscaldamento costanti per continuare a funzionare. Una volta eliminato lo stimolo esterno, il dispositivo perdeva le proprie caratteristiche.

La nuova soluzione elimina questo limite grazie al GST, che agisce come una memoria fisica del comportamento termico. Questo potrebbe ridurre il consumo energetico e rendere più semplice l’integrazione della tecnologia in dispositivi compatti.

Restano ancora alcune difficoltà prima di arrivare a un utilizzo industriale, soprattutto per quanto riguarda la produzione su larga scala e l’affidabilità nel lungo periodo. Tuttavia, il lavoro dei ricercatori giapponesi mostra come il controllo del calore possa diventare una componente programmabile dell’elettronica, aprendo la strada a sistemi più efficienti e adattabili.

Fonte: Tom’s Hardware

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