Gli USA alzano il muro tecnologico contro la Cina

La FCC punta a escludere tutti i laboratori cinesi dal processo di omologazione dei dispositivi elettronici

Redazione
Laboratori cinesi fcc esclusi dalla certificazione di dispositivi elettronici USA

La stretta della FCC sui laboratori cinesi segna un nuovo capitolo nella guerra tecnologica tra Stati Uniti e Cina. La Federal Communications Commission ha infatti approvato all’unanimità una proposta che punta a impedire a tutti i laboratori situati in Cina e Hong Kong di certificare dispositivi elettronici destinati al mercato statunitense. Una decisione che potrebbe avere conseguenze profonde sull’intera filiera globale dell’elettronica, considerando che oggi circa il 75% dei dispositivi venduti negli USA viene testato proprio in strutture cinesi.

Le ragioni della FCC dietro il divieto

Secondo la FCC, il ricorso massiccio ai laboratori cinesi rappresenta un potenziale rischio per la sicurezza nazionale americana. Ogni dispositivo che emette radiofrequenze — dagli smartphone ai router, passando per computer e dispositivi smart — necessita infatti di un’autorizzazione FCC prima della commercializzazione negli Stati Uniti. Questo iter prevede obbligatoriamente test effettuati da laboratori riconosciuti dall’agenzia federale.

Per anni i produttori hanno scelto i laboratori cinesi soprattutto per una questione logistica ed economica: le strutture di testing si trovano vicino alle fabbriche che assemblano i dispositivi e garantiscono costi molto inferiori rispetto agli equivalenti americani. Secondo i dati riportati dalla FCC, un test di certificazione base in Cina può costare tra i 400 e i 1.300 dollari, mentre negli Stati Uniti il prezzo sale facilmente tra i 3.000 e i 4.000 dollari.

La Commissione guidata da Brendan Carr ritiene però che questa dipendenza rappresenti ormai un problema strategico. Non a caso, il provvedimento amplia il precedente programma “Bad Labs”, con cui tra settembre e febbraio erano già stati esclusi 15 laboratori collegati allo Stato cinese. Ora il bando viene esteso a tutte le strutture presenti in Cina e Hong Kong, indipendentemente dalla proprietà o dai legami governativi.

Una filiera globale destinata a cambiare

L’impatto sul settore tecnologico potrebbe essere immediato. Secondo i dati di compliance citati dalla FCC, su 591 laboratori riconosciuti a livello globale, ben 126 si trovano in Cina continentale o a Hong Kong. Di questi, 50 sono localizzati nella sola Shenzhen, cuore produttivo dell’elettronica mondiale.

Molti produttori internazionali dovranno quindi riorganizzare rapidamente i propri processi di certificazione. Diverse multinazionali occidentali, tra cui Intertek, SGS, TUV Rheinland e Bureau Veritas, possiedono laboratori in Cina che ora potrebbero essere esclusi dal mercato statunitense. Queste aziende dispongono comunque di strutture alternative in Europa, Taiwan e Stati Uniti, ma il trasferimento delle attività non sarà immediato.

La conseguenza più probabile è un aumento dei costi e dei tempi di approvazione dei nuovi prodotti elettronici. Le aziende potrebbero trovarsi costrette a ripensare la supply chain, spostando parte delle attività di testing verso Paesi considerati più affidabili da Washington.

Sicurezza tecnologica e nuove restrizioni USA

La decisione della FCC non arriva in isolamento, ma si inserisce in una strategia più ampia di contenimento tecnologico nei confronti della Cina. Negli ultimi mesi gli Stati Uniti hanno già introdotto restrizioni su router, droni e infrastrutture di telecomunicazione prodotte all’estero.

Parallelamente al voto sui laboratori, la FCC ha anche avanzato una proposta per vietare a China Mobile, China Telecom e China Unicom di operare data center negli Stati Uniti. Le licenze retail di queste società erano già state revocate in passato, ma la nuova misura punta ora anche alle operazioni infrastrutturali e wholesale.

Inoltre, la Commissione starebbe valutando restrizioni aggiuntive per impedire agli operatori americani di interconnettersi con società inserite nella “Covered List” della sicurezza nazionale o con aziende che utilizzano apparecchiature di Huawei e ZTE.

Possibili effetti su aziende e consumatori

Per i produttori di elettronica la fase di transizione potrebbe essere complessa. Le imprese dovranno individuare nuovi laboratori accreditati, rivedere le procedure interne di conformità e affrontare costi operativi più elevati. Tutto questo potrebbe rallentare l’arrivo sul mercato statunitense di nuovi smartphone, router, PC e dispositivi smart.

Anche i consumatori potrebbero percepire gli effetti della stretta. Nel breve periodo non si escludono ritardi nelle forniture o aumenti di prezzo per alcuni prodotti tecnologici. Tuttavia, per Washington la priorità resta il rafforzamento del controllo sulle infrastrutture digitali e sulle tecnologie considerate sensibili.

Il voto della FCC apre ora una finestra pubblica di consultazione della durata compresa tra 60 e 90 giorni. Successivamente arriveranno le regole definitive e il relativo periodo di transizione, destinato a ridefinire in profondità il mercato globale della certificazione elettronica.

Fonte: Tom’s Hardware

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