Thea Energy ha annunciato la chiusura di un round Series B oversubscribed da 100 milioni di dollari, guidato dal fondo statunitense U.S. Innovative Technology Fund. L’operazione porta il totale degli investimenti privati raccolti dalla startup a circa 130 milioni di dollari e rafforza in modo significativo la sua posizione nel panorama delle aziende impegnate nella fusione nucleare.
Un finanziamento record per accelerare la fusione
Il nuovo round arriva dopo una Serie A da 20 milioni di dollari chiusa all’inizio del 2024 e coinvolge una platea ampia di investitori. Oltre al lead investor, hanno partecipato General Innovation Capital Partners, Linse Capital, Calm Ventures, Climate Capital, Divergent Capital, Emerald Technology Ventures, Gaingels, Idemitsu Kosan, Overlay Capital, Timescale Ventures e What If Ventures.
Secondo la startup, queste risorse saranno fondamentali per espandere la produzione dei magneti di nuova generazione e avviare la costruzione del dispositivo dimostrativo chiamato Eos, previsto per l’inizio dei lavori già dal prossimo anno.
Magneti “a pixel” per modellare il plasma
Il cuore della tecnologia sviluppata da Thea Energy sono magneti di forma rettangolare e altamente modulari, progettati per essere regolabili singolarmente. A differenza dei sistemi tradizionali, questi componenti possono essere combinati per modellare il campo magnetico complessivo del reattore.
L’azienda paragona questa architettura ai pixel di uno schermo digitale: ogni magnete rappresenta un elemento base che, coordinato da software, contribuisce a “disegnare” la configurazione finale del campo magnetico necessario a confinare il plasma, la materia super-riscaldata in cui avviene la fusione.
Stellarator: stabilità del plasma e complessità ingegneristica
Il progetto di Thea si basa su un tipo di reattore chiamato stellarator, noto per la sua capacità di mantenere il plasma in condizioni estremamente stabili. Tuttavia, per ottenere questa stabilità, il design richiede strutture magnetiche complesse, con geometrie irregolari e difficili da realizzare.
Questo approccio si contrappone ai tokamak, un’altra tecnologia leader nel settore, che utilizza campi magnetici più “brutali” per contenere il plasma. Se da un lato i stellarator offrono maggiore stabilità operativa, dall’altro aumentano sensibilmente la complessità e i costi di costruzione.
Software e semplificazione della costruzione
La strategia di Thea punta a ridurre questa complessità strutturale. L’idea è utilizzare decine di magneti standardizzati, integrati da un sistema software in grado di controllare in modo preciso i campi magnetici generati.
Secondo l’azienda, questa architettura consente di creare un effetto equivalente a quello di uno stellarator tradizionale, ma all’interno di una struttura fisica molto più semplice. In fase di test, il software è stato in grado di compensare anche disallineamenti intenzionali dei magneti, dimostrando una certa tolleranza operativa del sistema.
Eos e Helios: la roadmap verso il reattore commerciale
Thea Energy prevede di completare il dispositivo dimostrativo Eos entro il 2030, con l’obiettivo successivo di arrivare a una versione commerciale, denominata Helios, attesa per il 2034.
Il cronoprogramma colloca la startup in linea con altri attori del settore, tra cui Commonwealth Fusion Systems, che punta a rendere operativo il proprio reattore Arc nei primi anni 2030.
Nel frattempo, Thea ha già costruito numerose iterazioni dei suoi magneti nel laboratorio di Jersey City. L’approccio basato su componenti più piccoli potrebbe offrire un vantaggio produttivo rispetto ad altre aziende, anche se la presenza di magneti più grandi dedicati alla confinazione principale del plasma riduce in parte questa semplificazione.
Fonte: TechCrunch