Intervistiamo Gianvirgilio Cugini, avvocato, collezionista e membro della Commissione di esperti del Ministero della Cultura per l’elaborazione di linee guida per NFT e Cripto Arte, sugli ultimi sviluppi in campo legislativo, di tutela e fruizione delle opere d’arte digitali.
Recentemente è stato lanciato il MetaMuseo dello Studio Stelva, di cui lei è co-fondatore. Vorrebbe parlarci del progetto e di alcune criticità legali su cui si è soffermata la sua supervisione?
«Il Metamuseo Stelva è un’evoluzione delle iniziative culturali collegate all’arte che portiamo avanti nello Studio Stelva da diversi anni. Inizialmente abbiamo organizzato delle residenze per artisti, poi abbiamo iniziato a realizzare vere e proprie mostre. Oggi, grazie allo spazio virtuale, abbiamo iniziato ad ospitare oltre alle mostre da noi concepite e realizzate, come la recente “Moto dell’arte”. E anche quelle di collezionisti terzi come nel caso del Metamuseo, che presenta la collezione NFT di banconote d’artista di Edoardo Marcenaro.
Tornando alla sua domanda, le criticità di un Metamuseo, sono le medesime che si riscontrano nella realizzazione di una mostra in un museo fisico, anche se con una particolare attenzione ai testi legali che ne disciplinano la realizzazione, soprattutto per quanto riguarda la gestione della proprietà digitale e dei diritti immateriali».
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Si è parlato a lungo della rivoluzione NFT, del Web3 in campo copyright. Lei fa parte della Commissione di esperti del Ministero della Cultura per l’elaborazione di linee guida operative al riguardo. Può condividere con noi alcune decisioni e linee di lavoro?
«Come membro della Commissione di esperti per l’elaborazione di linee guida operative in merito agli NFT e alla Cripto arte del Ministero della Cultura, Direzione Generale Musei, posso esprimermi solo a titolo personale. La Commissione sotto il coordinamento del Prof. Massimo Osanna ha elaborato una prima circolare con l’obiettivo di dare un indirizzo ai Musei e all’esame dell’ufficio legislativo. Inoltre, si sono incontrati i principali direttori dei musei fornendo informazioni utili per affrontare le prime richieste in materia.
Posso affermare che il MIC sta lavorando con professionisti preparati e attenti a tutelare l’immenso patrimonio italiano, anche nel caso di applicazioni tecnologiche innovative come gli NFT o il Metaverso. Il Mic sta utilizzando il Codice dei beni culturali e del paesaggio vigente dipanando alcune questioni che sembravano di più difficile interpretazione».
A suo avviso, non solo legale ma anche da collezionista, quali sono gli aspetti e le possibilità che il Web3 può offrire al mondo dell’arte?
«Come studio legale, un anno fa, abbiamo deciso di costituire un team dedicato alla realizzazione di servizi nell’ambito delle nuove tecnologie. Ad esempio per la produzione di NFT e realizzazione di progetti nell’ambito delle produzioni di realtà virtuale. Il “mettere le mani in pasta” sulla parte tecnologica, ci permette di raccogliere informazioni che ci rendono più performanti nell’ambito della consulenza legale e fiscale, contribuendo a realizzare sviluppo circolare delle nostre esperienze.
Nell’ambito del Web3 faccio rientrare tutte le innovazioni tecnologiche che si sono sviluppate a partire dalla creazione delle Blockchain, delle Cryptovalute e a seguire degli NFT e del Metaverso. Per rispondere alla sua domanda, raccolgo sotto lo stesso capitolo anche la tecnologia della realtà aumentata, virtuale e mista. Sono tecnologie diverse, le cui applicazioni da diverso tempo offrono singolarmente o congiuntamente la possibilità di valorizzare le collezioni, amplificando la fruizione del visitatore, coinvolgendo tipologie di utenti di diverse età e migliorando l’esperienza educativa con potenzialità di utilizzo integrate tutte da inventare e con costi sempre più accessibili.
A mio avviso, la differenza la farà, non la tecnologia che viene utilizzata, bensì l’idea e la sua realizzazione. Come gli NFT che sono da considerarsi come un pennello e non come un opera d’arte finita. Non si diventa un artista e non si creano delle opere d’arte solo perché si sa usare bene un programma informatico. Ma si è artista e si realizzano delle opere d’arte usando gli NFT invece che il pennello, il marmo, i video, la fotografia o tutti gli altri mezzi a disposizione.
Concludo portando l’esempio della Mostra Africa Next, che abbiamo realizzato con limitati mezzi economici, ma che grazie alla sua fruibilità nel Metamuseo Stelva continua a svolgere una funzione educativa e di estremo piacere per chi ha contribuito a realizzarla».