Uno studio del Parlamento Europeo ha stimato un aumento del 11%-37% della produttività lavorativa raggiungibile entro il 2035 grazie all’IA. Questi dati dimostrano dunque che l’AI avrà sempre più un impatto politico ed economico. Per questo è bene capire quali sono possono essere le implicazioni legali della tecnologia di intelligenza artificiale e chatbot come ChatGPT.
ChatGPT tra luci, ombre e implicazioni legali
L’avvocato Brunella Martino e l’avvocato Alessandro Vercellotti , cofounders di Legal for Digital, hanno cercato, tramite un’interpretazione critica di ChatGPT e dell’intelligenza artificiale in generale, di mettere in luce opportunità, rischi e implicazioni nell’utilizzo di questi strumenti.
Numerose sono le problematiche che ChatGPT presenta come la generazione di fake news, intesa come diffusione di informazioni false, ma anche come classificazione errata di alcuni contenuti ritenuti ingannevoli, pur non essendo tali; la lesione della privacy di eventuali soggetti coinvolti; il configurarsi di reati come diffamazione – quindi il danneggiamento della reputazione – calunnia, diffusione di informazioni discriminanti, violazione del diritto d’autore.
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Il discorso legislativo però, non è facile dato che ci si trova davanti a uno strumento di portata internazionale il che rende difficile normarne l’utilizzo in modo universalmente condiviso, dato che ogni Stato ha un ordinamento giuridico diverso.
“Per chiarire questo aspetto dobbiamo fare una premessa: secondo le normative italiane i software e l’Intelligenza Artificiale sono privi di personalità giuridica e in quanto tali non possono essere riconosciuti come inventori. Sempre secondo tali normative, perché venga stabilita la brevettabilità o la registrabilità, occorre identificare l’inventore. Quindi, a chi va attribuita l’originalità dell’opera prodotta? E, di conseguenza, a chi possono essere attribuiti i diritti morali – ossia la paternità che è inalienabile – e i diritti patrimoniali di sfruttamento economico dell’opera stessa? Sono domande che – a mio parere – devono necessariamente essere approfondite, per giungere a una normativa che abbia come obiettivo primario la tutela dell’uomo, soprattutto nei diritti fondamentali”, ha dichiarato l’avvocato Alessandro Vercellotti.
L’altra grande preoccupazione è che presto molti lavori vengano sostituiti dall’intelligenza artificiale. l’avvocato Brunella Martino però non la pensa proprio così. “L’IA è capace di sostituire l’uomo in quelle attività ripetitive, come la trascrizione. Ad esempio, un domani potrebbe sostituirlo in quei lavori di trascrizione, per i quali i software garantirebbero la massima cristallizzazione delle informazioni. Il mio consiglio è quello di mettere qualità nel proprio lavoro – che è ciò che può distinguere il nostro operato da quello di una macchina – ma è anche quello di farsi coadiuvare dall’Intelligenza Artificiale: questi strumenti hanno indubbiamente la possibilità di elaborare un quantitativo notevole di dati, ma non raggiungono le capacità intellettive dell’uomo”.