La storica alleanza tra OpenAI e Microsoft entra in una nuova fase. Le due aziende hanno infatti ridefinito alcuni punti centrali della partnership, allentando ulteriormente il rapporto di esclusività che negli ultimi anni aveva legato ChatGPT e i servizi di OpenAI all’infrastruttura cloud Azure. Una svolta che apre il mercato a nuovi attori come AWS e Google Cloud, senza però interrompere del tutto il legame strategico tra Redmond e la società guidata da Sam Altman.
Una partnership che cambia volto
L’accordo aggiornato tra OpenAI e Microsoft modifica in profondità gli equilibri costruiti dal 2019, anno in cui il gruppo di Redmond investì il primo miliardo di dollari nella startup di intelligenza artificiale, ottenendo in cambio l’utilizzo esclusivo di Azure come piattaforma cloud per i modelli OpenAI. Da allora, gli investimenti complessivi di Microsoft hanno superato i 13 miliardi di dollari.
Ora però quello scenario cambia. OpenAI potrà distribuire i propri prodotti anche su infrastrutture cloud differenti da Azure. Microsoft resterà il partner principale e manterrà un diritto prioritario sul deployment dei modelli, ma soltanto nel caso in cui sia in grado e voglia supportare le capacità richieste. In caso contrario, OpenAI sarà libera di appoggiarsi ad altri provider.
Una scelta che riflette l’esigenza di una maggiore flessibilità commerciale e tecnica. Denise Dresser, responsabile ricavi di OpenAI, aveva già lasciato intendere questa direzione spiegando internamente che la partnership con Microsoft era stata fondamentale per la crescita dell’azienda, ma allo stesso tempo limitava la capacità di raggiungere molte imprese già fortemente integrate in ecosistemi alternativi come AWS Bedrock.
ChatGPT esce dall’esclusiva Azure
La fine dell’esclusività rappresenta uno dei cambiamenti più significativi nel mercato dell’intelligenza artificiale generativa. Fino a oggi, infatti, ChatGPT e gli altri servizi OpenAI dipendevano quasi totalmente dall’infrastruttura Azure. Con il nuovo assetto, aziende e sviluppatori potranno accedere ai modelli OpenAI anche attraverso altri provider cloud.
Questo passaggio apre le porte a colossi come Amazon Web Services e Google Cloud, aumentando la competizione nel settore AI infrastructure. AWS, in particolare, avrà un ruolo centrale nel futuro di OpenAI: la piattaforma Bedrock ospiterà infatti i modelli della società nelle prossime settimane, come confermato da Andy Jassy.
L’accordo tra OpenAI e AWS si inserisce in una strategia molto più ampia. Dopo il lancio del progetto Stargate nel 2025, le due aziende avevano già annunciato che Microsoft non sarebbe più stato il fornitore unico di capacità computazionale. Successivamente OpenAI ha firmato con AWS un’intesa da 38 miliardi di dollari, ampliata poi con ulteriori 100 miliardi distribuiti in otto anni.
Cambia anche il modello economico tra Microsoft e OpenAI
La revisione dell’intesa riguarda anche gli aspetti finanziari. Microsoft non verserà più una quota dei ricavi a OpenAI, mentre resterà attivo il flusso inverso fino al 2030. Secondo indiscrezioni riportate da CNBC, OpenAI continuerà infatti a riconoscere a Microsoft circa il 20% dei ricavi entro un tetto massimo concordato. Questo significa che il gruppo di Redmond continuerà a beneficiare indirettamente anche degli abbonamenti a ChatGPT.
Parallelamente, Microsoft manterrà fino al 2032 la licenza sui modelli e sui prodotti OpenAI, ma non più in forma esclusiva. La società potrà quindi continuare a integrare le tecnologie OpenAI nei propri servizi, senza però impedire alla startup di espandersi su altri canali commerciali.
Per OpenAI si tratta di un passaggio cruciale verso una maggiore indipendenza operativa e strategica. L’azienda ottiene più margini di manovra nella scelta dei partner tecnologici e nella distribuzione globale dei propri servizi AI.
Più concorrenza nel cloud AI
L’apertura multi-cloud di ChatGPT potrebbe avere effetti importanti sull’intero mercato. La possibilità di utilizzare i modelli OpenAI su infrastrutture differenti riduce il rischio di lock-in tecnologico per le imprese e aumenta la libertà di scelta per sviluppatori e clienti enterprise.
Allo stesso tempo, la concorrenza tra provider cloud potrebbe tradursi in prezzi più competitivi, migliori performance e servizi sempre più personalizzati. Anche gli operatori minori del settore potrebbero trovare nuovi spazi di crescita grazie a un ecosistema meno centralizzato.
Per Microsoft la partnership resta strategica, ma perde parte di quel vantaggio esclusivo che negli ultimi anni aveva reso Azure il punto di riferimento per l’intelligenza artificiale generativa. Per OpenAI, invece, il nuovo assetto rappresenta un’accelerazione verso un modello più aperto e distribuito, destinato a ridefinire gli equilibri del settore AI globale.
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Fonte: Tom’s Hardware