La Cina rilancia la sfida nel campo della supercomputazione con un progetto che punta a rompere gli schemi consolidati dell’high performance computing. Lingsheng, annunciato dal National Supercomputing Center di Shenzhen, promette infatti di superare la soglia dei 2 ExaFLOPS utilizzando esclusivamente CPU, senza il supporto di GPU o tecnologie straniere. Un obiettivo ambizioso che, se confermato, segnerebbe una svolta significativa nel settore.
Il progetto CPU-only più potente della Cina
Il cuore dell’iniziativa risiede in una configurazione radicalmente diversa rispetto agli standard attuali. Lingsheng dovrebbe integrare circa 47.000 processori distribuiti in 92 cabinet, configurandosi come il primo supercomputer exascale basato unicamente su CPU. Una scelta che si discosta dalle architetture ibride oggi dominanti.
L’obiettivo dichiarato è duplice: da un lato raggiungere prestazioni di altissimo livello, dall’altro rafforzare l’indipendenza tecnologica nazionale. Tuttavia, al momento si tratta di stime teoriche, non ancora validate da benchmark ufficiali o simulazioni pubbliche.
Huawei Kunpeng e la struttura iniziale
Il progetto si sviluppa in due fasi distinte. La prima prevede una piattaforma pilota composta da 100 server Huawei Kunpeng, basati su core Arm Taishan, per un totale di 12.800 core. Questa fase servirà a testare la scalabilità e l’efficienza dell’architettura.
La seconda fase introduce il sistema definitivo: 1.580 blade server x86 con oltre 100.000 core, affiancati da ulteriori configurazioni four-way ed eight-way. Una struttura che punta a portare la potenza complessiva a livelli senza precedenti, almeno sulla carta.
Superamento della barriera exascale senza GPU
L’aspetto più innovativo riguarda proprio l’assenza di GPU. Oggi, infatti, i supercomputer più avanzati – come El Capitan negli Stati Uniti – utilizzano architetture ibride che combinano CPU e acceleratori grafici.
Lingsheng tenta invece una strada alternativa: raggiungere oltre 2 ExaFLOPS utilizzando solo CPU. Una sfida tecnica notevole, considerando che le GPU sono fondamentali per accelerare molti carichi di lavoro paralleli. Questo approccio potrebbe comportare difficoltà nell’ottimizzazione delle prestazioni, ma rappresenta anche un esperimento di grande interesse per l’intero settore.
Infrastruttura e numeri del sistema
Accanto alla potenza computazionale, colpiscono anche le dimensioni dell’infrastruttura. Il piano prevede:
- 36 cabinet di rete con un’interconnessione da un milione di porte
- 650 petabyte di storage distribuiti su 428 nodi
- 67 cabinet di archiviazione a liquido con una banda complessiva di 10 TB/s
Numeri che evidenziano la portata del progetto, ma che allo stesso tempo sollevano interrogativi sulla reale sostenibilità operativa e sull’efficienza energetica del sistema.
Limiti tecnologici e incognite
Nonostante l’ambizione, restano diversi punti critici. Il centro di Shenzhen non ha fornito una timeline precisa per il completamento né dettagli sui fornitori dei processori destinati al sistema finale.
Inoltre, la volontà di evitare tecnologie straniere si scontra con la realtà del mercato x86, dove le alternative cinesi – come Zhaoxin e Hygon – non hanno ancora dimostrato competitività diretta con le soluzioni più avanzate di Intel e AMD. Questo elemento introduce dubbi sulla capacità di raggiungere le prestazioni dichiarate.
Implicazioni nel mercato globale
Al di là dei risultati concreti, Lingsheng rappresenta un progetto dal forte valore simbolico. La Cina punta a ridefinire l’approccio all’exascale computing, proponendo un modello alternativo basato su autonomia tecnologica e architetture CPU-only.
Se le promesse verranno mantenute, il progetto potrebbe influenzare le strategie globali nel settore. In caso contrario, resterà comunque un segnale chiaro: la corsa alla supercomputazione non è solo una questione di potenza, ma anche di indipendenza e controllo tecnologico.
Fonte: HW Upgrade