Il nuovo metodo per ridurre la contaminazione da pesticidi nell’acqua potabile

Per evitare che sempre più pesticidi finiscano nell’acqua potabile, queste università hanno sviluppato un metodo che può davvero fare la differenza

Redazione

L’aumento della popolazione mondiale e lo sviluppo industriale previsto nei prossimi decenni porteranno a un uso intensivo delle sostanze chimiche nell’agricoltura. Come ad esempio i pesticidi, il cui uso globale negli ultimi 20 anni è aumentato del 62%, sollevando preoccupazioni in merito alla contaminazione delle risorse idriche. Per questo ora più che mai serve sviluppare processi di trattamento ancora più efficienti in modo da mantenere sicure le nostre acque. Per fortuna, recenti studi condotti da ricercatori australiani e cinesi hanno rivelato un metodo innovativo per eliminare i pesticidi dall’acqua potabile.

Il problema contemporaneo dei pesticidi

Da anni diversi studi sottolineano come l’esposizione a lungo termine anche a bassi livelli di pesticidi possa incrementare il rischio di tumori e altre malattie. Eppure ancora oggi risulta molto difficile contenere l’utilizzo dei pesticidi: solo nel 2021, circa 3,54 milioni di tonnellate di pesticidi sono stati utilizzati a livello globale.

Soprattutto nell’agricoltura moderna, tra le prime a fare largo uso di pesticidi per aumentare la produttività, nonostante solo il 10% dei pesticidi raggiunge effettivamente i parassiti bersaglio, mentre il restante 90% si disperde nell’ambiente, contaminando il suolo, le acque e l’atmosfera.

Questa dispersione non solo rappresenta uno spreco di risorse, ma aumenta anche il rischio di contaminazione ambientale e di esposizione umana a queste sostanze chimiche.

Il nuovo metodo per ridurre i pesticidi nell’acqua potabile

Per tutelare la salute pubblica, da tempo i governi hanno imposto limiti rigorosi ai residui di pesticidi nell’acqua potabile. Tuttavia, le soluzioni tradizionali per la depurazione dell’acqua presentano importanti limitazioni.

Come nel caso del carbone attivo in polvere (PAC), principale soluzione per rimuovere i pesticidi e altri contaminanti organici dall’acqua potabile. Tuttavia, questo metodo non solo è molto costoso, ma richiede molto tempo e non sempre garantisce un’efficacia totale.

Come alternativa a questa e ad altre tecniche, attraverso una serie di esperimenti, gli esperti della University of South Australia e della Xi’an University of Architecture & Technology hanno trovato una soluzione più efficiente.

Nella loro ricerca pubblicata su Chemosphere, i ricercatori hanno scoperto che riducendo le dimensioni delle particelle di PAC da 38 μm a 6 μm, è possibile utilizzare fino al 75% in meno di polvere per rimuovere sei comuni pesticidi.

Queste particelle, seppur più piccole, sono comunque sufficientemente grandi da essere filtrate dopo il processo di assorbimento, garantendo che non finiscano nell’acqua potabile.

La nuova metodologia proposta dai ricercatori australiani e cinesi sembra offrire un’alternativa più efficace, promettendo un miglioramento significativo nella rimozione dei pesticidi e nella salvaguardia della qualità dell’acqua potabile.

Per saperne di più su questo studio, consigliamo la lettura del paper pubblicato su Chemosphere.

Wei Li, Congjian Dong, Zijing Hao, Xinyi Wu, Donghai Ding, Jinming Duan, The effectiveness and feasibility of ball-milled powdered activated carbon (BPAC) for removal of organic pesticides in conventional drinking water treatment process, Chemosphere (2024), DOI: 10.1016/j.chemosphere.2024.142229

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