La Cina si prepara a giocare un ruolo centrale nello sviluppo dell’intelligenza artificiale e della robotica umanoide nel prossimo decennio. È quanto emerge dal dialogo tra Sam Daws, ex alto funzionario delle Nazioni Unite e direttore del Project on Peace, Security and AI di Oxford, e gli studiosi della Renmin University. Al centro del confronto ci sono la leadership cinese nell’embodied AI, la sovranità digitale del Global South e la definizione di standard internazionali per i sistemi robotici avanzati.
Embodied AI: la Cina accelera sulla robotica umanoide
Secondo Sam Daws, la Cina occupa già oggi una posizione di leadership globale nella robotica umanoide e nell’embodied AI, cioè quell’intelligenza artificiale integrata in corpi fisici capaci di interagire autonomamente con l’ambiente. Se gli Stati Uniti mantengono un vantaggio nella progettazione dei chip più avanzati, Pechino avrebbe invece sviluppato una forza distintiva nell’unire manifattura avanzata e sistemi AI attraverso la strategia “AI+”.
Questo approccio permette alla Cina di applicare rapidamente le nuove tecnologie ai processi industriali e ai servizi. I robot umanoidi vengono considerati strumenti chiave per automatizzare attività complesse, migliorare la produttività e ampliare la cooperazione tra uomo e macchina. La combinazione tra capacità produttiva e sviluppo software rappresenta uno dei punti di forza del modello cinese.
Daws sottolinea inoltre che il passaggio dall’“AI dell’informazione” alla cosiddetta “agentic AI” apre scenari completamente nuovi. I sistemi non si limitano più a elaborare dati, ma possono eseguire compiti complessi in modo autonomo o semi-autonomo. Una trasformazione che porta con sé grandi opportunità economiche, ma anche rischi ancora da gestire.
Governance globale e sovranità digitale nel Global South
Uno dei temi più rilevanti emersi nel dialogo riguarda la sovranità digitale dei paesi del Global South. Daws osserva che molte potenze medie non vogliono essere costrette a scegliere tra i blocchi tecnologici dominati da Stati Uniti e Cina. Al contrario, chiedono infrastrutture affidabili, capacità di calcolo accessibili e standard interoperabili.
In questo contesto, la Cina cerca di proporsi come partner strategico per i mercati emergenti, sostenendo modelli di cooperazione più aperti. Daws cita il caso del Kazakistan e dello sviluppo di KazLLM, un modello linguistico costruito in lingua kazaka, come esempio concreto della crescita di ecosistemi AI locali.
La questione della digital sovereignty diventa quindi centrale nella competizione tecnologica globale. La possibilità per ogni paese di controllare dati, algoritmi e infrastrutture digitali viene considerata sempre più importante per evitare dipendenze tecnologiche esterne.
Secondo Daws, servono approcci multilivello alla governance dell’AI, capaci di proteggere gli interessi di sicurezza senza compromettere la cooperazione internazionale in ambiti come la ricerca scientifica, la sicurezza dell’intelligenza artificiale e le applicazioni climatiche.
Il nodo dell’AI nei conflitti militari
Nel corso del confronto è stato affrontato anche il tema dell’intelligenza artificiale applicata alla guerra moderna. Daws ha messo in guardia contro quella che definisce “l’illusione della precisione algoritmica”, sottolineando come i campi di battaglia siano caratterizzati da dati incompleti, scenari mutevoli e forte imprevedibilità.
Per questo motivo, l’ex funzionario ONU ritiene indispensabile mantenere un controllo umano significativo sui sistemi AI impiegati in ambito militare. Inoltre, chiede test rigorosi nel mondo reale e meccanismi chiari di responsabilità per qualsiasi tecnologia autonoma utilizzata nei conflitti.
La crescente automazione delle decisioni militari rappresenta uno dei temi più delicati del dibattito internazionale sull’AI. L’obiettivo indicato da Daws è evitare che l’affidamento eccessivo agli algoritmi produca errori o escalation incontrollate.
Cooperazione internazionale e standard per i robot umanoidi
Un altro punto centrale riguarda la definizione di standard condivisi per la robotica umanoide. Daws evidenzia il potenziale di una cooperazione trilaterale tra Cina, Giappone e Corea del Sud per costruire regole comuni sull’interoperabilità dei robot.
Parallelamente, Pechino starebbe già discutendo di standard tecnologici con ASEAN e Unione Europea. L’obiettivo è creare sistemi compatibili tra loro, riducendo il rischio di frammentazione normativa tra i diversi mercati globali.
La definizione di regole condivise viene considerata fondamentale per garantire sicurezza, affidabilità e interoperabilità nelle applicazioni industriali e civili della robotica avanzata. La Cina punta così a consolidare la propria influenza anche sul piano normativo e diplomatico.
Daws identifica inoltre nell’UNIDO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale, una piattaforma strategica per accompagnare l’aggiornamento industriale nell’era dell’intelligenza artificiale.
Fonte: Pandaily