La flessibilità degli orari è il benefit più richiesto dai lavoratori della manifattura italiana, mentre le aziende puntano sempre più su automazione e digitalizzazione per affrontare le sfide legate alla gestione del personale. È quanto emerge dai report “HR & Payroll Pulse 2026” e “Manufacturing Workforce Outlook Italia 2026” realizzati da SD Worx e presentati durante il Manufacturing Forum 2026, evento dedicato alla trasformazione del settore industriale tenutosi il 26 maggio al Bicocca Pavilion di Milano.
In sintesi, le analisi mettono in evidenza un comparto strategico per l’economia nazionale, ma alle prese con problematiche sempre più complesse: turni di lavoro articolati, invecchiamento della forza lavoro, difficoltà nella gestione amministrativa e necessità di innovare i processi HR.
In Italia si lavora più spesso nel weekend rispetto alla media europea
Nel settore manifatturiero italiano, sottolinea la ricerca, la quota di personale che lavora solitamente anche il fine settimana è maggiore rispetto alla media europea.
Ad esempio, tra gli operatori di impianti e macchinari, il 24,5% lavora abitualmente anche nei weekend, contro una media europea del 19%. La situazione è simile per artigiani e operai specializzati, categoria nella quale la quota raggiunge il 16%, rispetto al 10% registrato nell’Unione Europea.
Tra gli operai specializzati si registra inoltre una maggiore incidenza di orari particolarmente lunghi: oltre il 6% supera le 44 ore lavorative settimanali, mentre in Germania la percentuale resta sotto il 4%.
Questi dati assumono particolare rilevanza considerando il peso economico della manifattura italiana. Il comparto genera infatti il 15% del PIL nazionale, realizza il 35% degli investimenti in macchinari e attrezzature e rappresenta circa il 50% della spesa complessiva in ricerca e sviluppo del Paese (dati Confindustria). Inoltre occupa più del 25% dei lavoratori privati, una quota superiore alla media europea del 21%.
In un contesto del genere le risorse umane ricoprono un’importanza fondamentale, infatti tra i datori di lavoro delle imprese italiane del settore è del 43% la percentuale di quanti lamentano che l’HR non è coinvolta abbastanza nella pianificazione del business, più alta della media europea (33,5%) in rapporto a tutti i comparti.
Work-life balance e flessibilità diventano priorità per i dipendenti
Oltre all’HR, anche le condizioni di lavoro assumono un ruolo sempre più centrale. Il 47% dei lavoratori della manifattura italiana considera prioritario ricevere un adeguato supporto per il work-life balance, una percentuale nettamente superiore al 38% registrato mediamente in Europa.
Quando si parla di benefit, la richiesta più diffusa riguarda la flessibilità degli orari, indicata dal 38% dei dipendenti. Una percentuale superiore alla media europea del 31% e persino più importante dell’aumento dei giorni di ferie, che invece rappresenta la principale richiesta nel resto dell’Unione.
Nonostante ciò, solo il 17% dei datori di lavoro del comparto sembra pienamente consapevole delle aspettative dei lavoratori sul tema della flessibilità. Le imprese appaiono maggiormente concentrate sulla retention e sulla gestione del turnover, una priorità per il 35% delle aziende manifatturiere italiane, contro una media europea inferiore al 24%.
L’invecchiamento della forza lavoro preoccupa le imprese
Tra i motivi che spingono le aziende a concentrarsi sulla fidelizzazione dei dipendenti c’è anche il rapido invecchiamento della forza lavoro.
Tra il 2015 e il 2025 la quota di operatori di impianti e macchinari con almeno 50 anni è passata dal 29% al 41%, una crescita molto più marcata rispetto ad altre professioni. Nello stesso periodo, ad esempio, i lavoratori delle professioni intellettuali e scientifiche over 50 sono passati dal 36% al 37%.
L’invecchiamento si somma alle difficoltà operative quotidiane. Solo il 51% degli addetti italiani della manifattura dichiara di riuscire a registrare facilmente le proprie ore di lavoro, contro il 63% della media europea.
Anche la comprensione della busta paga risulta più problematica: la trova facilmente leggibile il 55% dei lavoratori italiani del settore, mentre in Europa la percentuale sale al 69%.
Digitalizzazione e automazione al centro delle strategie HR
Le difficoltà amministrative e organizzative stanno spingendo le imprese a investire sempre più nella trasformazione digitale.
Il 27% dei datori di lavoro del manifatturiero considera infatti una priorità l’automazione dei processi HR e la personalizzazione dei servizi dedicati ai dipendenti, una quota più che doppia rispetto alla media europea. Inoltre il 31% ritiene necessari sistemi avanzati di gestione delle performance, contro il 13% registrato a livello comunitario.
Per il 52% delle aziende del comparto la competenza digitale è ormai un fattore decisivo per rendere più efficace la funzione HR. Un dato nettamente superiore alla media europea del 37%.
I progressi comunque non mancano. Tra il 2020 e il 2025 la quota di imprese italiane con un livello di digitalizzazione alto o molto alto è salita dal 21% al 36%.
La tecnologia come strumento per trasmettere competenze e migliorare la competitività
Tuttavia, secondo gli esperti, resta ancora molto da fare soprattutto nell’utilizzo strategico dei dati e nell’evoluzione dei processi di gestione delle persone.
Secondo Adriano Solidoro, Associate Professor of Organization & Management all’Università degli Studi di Milano-Bicocca, la manifattura italiana si trova oggi ad affrontare contemporaneamente sfide come il ricambio generazionale, la trasformazione della leadership, la flessibilità delle mansioni e la retention dei lavoratori.
“I distretti manifatturieri italiani sono letteralmente delle macchine di sapere tacito, per questo la manifattura italiana non ha bisogno di reinventarsi, ma di riconoscersi. Oggi i responsabili HR e i direttori di produzione del manifatturiero italiano si trovano, inoltre, in un campo di tensioni simultanee che non ha precedenti nella storia recente del settore: cambio generazionale, flessibilità delle mansioni, leadership in trasformazione, wellbeing e retention. Da qui l’importanza di abbracciare la tecnologia come il mezzo, non il fine: digitalizzare il manifatturiero significa trasmettere il sapere alle prossime generazioni, e chi capisce questa distinzione ha già vinto la sfida del decennio“.
Sulla stessa linea Alessia Rigoni, Managing Director Italia di SD Worx (in copertina), che sottolinea come la gestione delle persone resti ancora troppo legata a processi tradizionali.
“In Italia il manifatturiero ha un problema che non si risolve con nuovi macchinari: la gestione delle persone è ancora troppo “analogica”. I dati ci dicono che solo il 51% degli addetti riesce a registrare facilmente le proprie ore di lavoro. Quando metà della forza lavoro è in difficoltà su un processo così basilare, il tema non è più solo HR: è un freno alla competitività. Per questo lavoriamo con le imprese manifatturiere per trasformare la governance del lavoro da costo operativo a leva strategica“.