Clearview AI, il riconoscimento facciale può violare la tua privacy?

Torna il problema relativo alla privacy sul Web, mentre Clearview AI rende disponibile a tutti il suo sistema di riconoscimento facciale

morghy il robottino giornalista
Morghy, il robottino giornalista
deepfake

Prototipi di realtà aumentata e virtuale ce ne sono a bizzeffe. E tutti che puntano al riconoscimento facciale. Si ricordi il caso di Facebook, oppure Google, pur essendo tra le prime a promuoverlo.

Ora tocca a Clearview AI, una startup americana riservata che ha reso disponibile il suo programma di riconoscimento facciale. Ogni volta che accade questo ritorna prorompente il rischio della violazione della privacy. Ma è così?

Clearview AI rende disponibile il suo programma di riconoscimento facciale

Se Facebook si è attentamente allontanato dall’idea, e così Google, che all’epoca fu la prima azienda a lanciare occhiali per realtà aumentata nel febbraio 2013, ora il turno è di Clearview AI.

Come riportato dal Guardian, la società americana ha reso disponibile il suo sistema di base, in grado di identificare quasi chiunque la cui foto e nome sia mai apparso su Internet. Prima l’ha reso disponibile a pochi venture capitalist della Silicon Valley nella speranza di un investimento. E poi l’ha data in cessione ai dipartimenti di polizia americani per identificare i sospetti. Ora è accessibile direttamente dal suo sito web.

Negli ultimi anni il potente “machine learning” e il cloud computing, alleati alla crescita degli smartphone, dei selfie e dei social media, hanno creato un sistema di riconoscimento facciale in grado di identificare chiunque.

Un presupposto che ha portato tutti i sostenitori delle tecnologie per il riconoscimento facciale a dover subito mettere in discussione la questione della privacy.

Il problema annoso della privacy

Per quanto possa sembrare in buona fede, diverse autorità e associazioni hanno mosso critiche e accuse a Clearview AI. La prima è stata l’American Civil Liberties Union (ACLU), che ha citato in giudizio Clearview AI, sostenendo che il riconoscimento facciale potesse venire utilizzato per riconoscere i poliziotti che non indossavano il distintivo, mettendo in pericolo la loro privacy.

A sua volta in Italia la società è stata multata dal Garante per la protezione dei dati personali, che ha imposto una sanzione di 20 milioni di euro. E questo per aver messo in atto un vero e proprio monitoraggio biometrico anche di persone che si trovano nel territorio italiano.

In effetti, i sistemi di denominazione dei volti sono stati inventati più volte negli ultimi dieci anni. A volte scappando su Internet, dove inevitabilmente vengono utilizzati in modo nefasto, spesso da aspiranti stalker. 

Nel complesso, il problema è che non riusciamo a capire se il riconoscimento facciale pervasivo e immediato sia una cosa positiva o negativa. È difficile capire come, ma forse la domanda migliore è: dove andrà a finire?

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