Rabbit R1 ora permette di personalizzare l’interfaccia utente con la funzione “Gen UI”

Su Rabbit R1 arriva la funzione “Gen UI”, per generare intere interfacce utente con l’AI tramite prompt di testo

morghy il robottino giornalista
Morghy, il robottino giornalista

ll Rabbit R1 torna sotto i riflettori con una novità intrigante: la funzione “Generative UI” (Gen UI), che permette di trasformare completamente l’interfaccia del dispositivo utilizzando un semplice prompt testuale. Ma nonostante la creatività, non mancano i limiti per questa funzione.

Rabbit R1, come funziona la funzione Gen UI

Attivare la funzione Gen UI è semplice: basta accedere al proprio account rabbithole, andare nelle impostazioni e selezionare l’opzione sperimentale. Una volta abilitata, si potrà inserire un prompt personalizzato per generare un’interfaccia unica, come ad esempio: “Crea un design ispirato all’autunno, elegante e moderno”.

Il sistema utilizzerà l’input per creare un’interfaccia personalizzata, ma (attenzione) i risultati non sono sempre immediati: spesso occorrono oltre 30 secondi per completare il processo. Per chi sente fondamentali la velocità o la coerenza, nessun problema: può sempre disabilitare la funzione Gen UI nelle impostazioni.

Riferisce il sito di informazione The Verge, Jesse Lyu (CEO di Rabbit) ha condiviso su X alcune creazioni che spaziano da interfacce ispirate a The Legend of Zelda a design che ricordano Windows XP.

Per saperne di più: Intelligenza artificiale: cos’è e come funziona, tutto sulla AI

La lunga strada verso un dispositivo affidabile

Il Rabbit R1 ha vissuto una partenza complicata. Lanciato con grandi aspettative, ha presto mostrato limiti tecnici e un’esperienza utente che non poteva competere con quella degli smartphone tradizionali.

Infatti, come riferisce il sito di informazione Punto Informatico, molti utenti si sono lamentati dei bug e delle funzionalità limitate rispetto agli smartphone, tipo l’impossibilità di mandare SMS o email. Alcuni hanno addirittura deciso di usare l’R1 come un semplice telefono Android invece che come l’assistente AI che doveva essere, forse anche per via della falla di sicurezza riscontrata tempo addietro.

Nonostante alcuni aggiornamenti significativi, come il Large Action Model (LAM) per eseguire azioni su piattaforme come Amazon e Google, il dispositivo fatica a conquistare un pubblico ampio. Infatti dal suo lancio Rabbit ha venduto poco più di 100.000 unità, ma si stima che solo circa 5.000 dispositivi vengano usati tutti i giorni.

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