Il Parlamento europeo cambia direzione nella gestione degli strumenti digitali interni e sceglie Qwant come motore di ricerca predefinito sui browser utilizzati dall’istituzione. La decisione, entrata in vigore il 4 giugno 2026, riguarda i dispositivi che utilizzano Microsoft Edge e Mozilla Firefox all’interno del Parlamento.
La scelta non rappresenta un divieto nei confronti di Google, che resta comunque utilizzabile da deputati, assistenti e personale amministrativo. Si tratta piuttosto di un cambio nell’impostazione iniziale delle ricerche, un passaggio che assume un valore soprattutto politico: Bruxelles vuole ridurre la dipendenza dalle piattaforme tecnologiche statunitensi e aumentare il controllo europeo sui dati.
Bruxelles punta su Qwant per ridurre la dipendenza dalle Big Tech
Il Parlamento europeo ha deciso di affidarsi a un motore di ricerca europeo, nello specifico francese, come opzione predefinita sui propri browser. La modifica coinvolge un’istituzione composta da 720 eurodeputati e migliaia di collaboratori, diventando un segnale importante nel dibattito sulla sovranità digitale.
La scelta nasce dalla volontà di promuovere strumenti tecnologici sviluppati in Europa e maggiormente orientati alla protezione delle informazioni personali. Nei servizi online, infatti, la configurazione predefinita ha un peso rilevante: molti utenti tendono a utilizzare ciò che trovano già impostato senza modificare le preferenze.
Il messaggio rivolto a Google e alla Silicon Valley è quindi chiaro: le istituzioni europee vogliono ridurre il ricorso automatico alle grandi piattaforme americane quando esistono alternative considerate più vicine ai principi dell’Unione.
Qwant, il motore francese scelto dall’Europa per la privacy
Qwant è una società francese fondata nel 2011 da Éric Léandri, Jean-Manuel Rozan e Patrick Constant. Il motore di ricerca è stato lanciato nel 2013 con l’obiettivo dichiarato di offrire un’alternativa ai servizi basati sul tracciamento degli utenti.
Secondo quanto dichiarato dall’azienda, Qwant non utilizza la cronologia delle ricerche per creare profili personali, non vende dati degli utenti e non basa il proprio modello sulla pubblicità mirata. La piattaforma punta invece su risultati non personalizzati e su un approccio più attento alla privacy.
È proprio questo elemento ad aver attirato l’interesse del Parlamento europeo. Le ricerche online, infatti, possono rivelare informazioni molto sensibili: dalle preferenze politiche alle condizioni economiche, fino agli interessi personali e professionali.
Google ha costruito gran parte della propria forza proprio sulla capacità di interpretare queste informazioni e collegarle al mercato pubblicitario. Ogni ricerca rappresenta un segnale utile per comprendere le intenzioni degli utenti e proporre annunci più efficaci.
La scelta di Qwant si inserisce nella battaglia europea contro Google
Il cambio del motore di ricerca si colloca all’interno di una strategia più ampia dell’Unione europea per aumentare la propria autonomia tecnologica. Negli ultimi anni Bruxelles ha intensificato gli interventi su cloud, intelligenza artificiale, semiconduttori e servizi digitali, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dai fornitori esterni.
Anche il confronto con Google è diventato centrale. Nell’ambito del Digital Markets Act, la Commissione europea ha proposto misure per rendere il mercato della ricerca più competitivo, chiedendo maggiore apertura nei confronti dei concorrenti.
Google ha contestato alcune di queste richieste, sostenendo che la condivisione di dati relativi alle ricerche potrebbe creare rischi per la privacy. Una posizione che evidenzia una delle principali difficoltà della regolazione digitale: aumentare la concorrenza senza compromettere la sicurezza delle informazioni.
Il dominio di Google resta comunque evidente. Secondo StatCounter, a maggio scorso il colosso di Mountain View deteneva circa l’88,3% del mercato europeo dei motori di ricerca, mentre Bing e gli altri concorrenti rimanevano molto distanti.
Qwant rappresenta un passo avanti, ma la sovranità digitale resta complessa
La scelta del Parlamento europeo ha un forte valore simbolico, ma non significa una completa separazione dalle infrastrutture tecnologiche americane. L’autorità francese della concorrenza aveva infatti evidenziato nel 2025 che Qwant utilizza in parte tecnologie di Microsoft, attraverso Bing, per fornire alcuni risultati di ricerca.
Questo elemento mostra le difficoltà nel costruire una vera autonomia digitale. Scegliere un’azienda europea non significa necessariamente eliminare ogni collegamento con le grandi piattaforme internazionali, perché molte infrastrutture tecnologiche sono ormai profondamente integrate.
Sul piano pratico, l’impatto immediato della decisione sarà limitato: utenti e dipendenti del Parlamento potranno comunque modificare le impostazioni e tornare a utilizzare Google. Tuttavia, il significato della scelta resta soprattutto politico.
Con Qwant come motore predefinito, il Parlamento europeo vuole dimostrare che le istituzioni pubbliche possono orientarsi verso soluzioni alternative alle Big Tech americane, promuovendo un ecosistema digitale più vicino ai valori europei di privacy, trasparenza e controllo dei dati.
Fonte: Italian Tech