Il mondo del lavoro è stato completamente rivoluzionato con la pandemia. Dal marzo 2020, infatti, si è parlato sempre più di smart working e lavoro flessibile tanto che, nella ricerca di un nuovo impiego, circa il 52% delle persone considera l’orario o il luogo di lavoro flessibile un requisito chiave mentre per il 25% la flessibilità è diventata la massima priorità. Ma in questo cambiamento la tecnologia e la connettività giocano un ruolo fondamentale per far si che tutti possano lavorare in qualunque luogo. A dirlo è anche il nuovo rapporto, Future of Work Life, di Ericsson Consumer & IndustryLab.
Tecnologia e lavoro flessibile
Il rapporto di Ericsson ha esaminato come dipendenti e datori di lavoro si muovono nell’attuale ambiente di lavoro e le loro opinioni sul futuro del lavoro plasmato dalla pandemia, dalla digitalizzazione e dal mercato del lavoro fluttuante.
Dal report è emerso che il futuro del lavoro segue cinque direttrici: flessibilità (24%), digitalizzazione (20%), lavoro basato su progetti (12%) o carriera (19%) e stabilità finanziaria (25%).
Andando a vedere nel dettaglio, tra coloro che lavorano da casa il 69% utilizza la banda larga, via cavo o fibra mentre il 61% ha un router con tecnologia 3G/4G/5G. Infine, c’è un 29% che utilizza solo la rete mobile, anche tramite hotspot, per collegarsi a internet. Quest’ultima, nello specifico, viene utilizzata da 4 persone su 10 che vivono in aree rurali e da un quarto degli abitati delle grandi città.
“Sulla base della nostra ricerca, è abbastanza chiaro che il futuro del lavoro dipenderà sempre più dalle soluzioni ICT come la connettività mobile ad alta velocità e disponibile a livello globale. Sentivamo che la pandemia poteva finalmente essere vista nello specchietto retrovisore, e quindi volevamo dare un’occhiata più da vicino a quali cambiamenti nella vita lavorativa delle persone si erano bloccati e cosa era solo un adattamento temporaneo! La mia conclusione preferita è che il lavoro a distanza è chiaramente qui per restare, forse non esattamente al livello misurato durante la pandemia, ma comunque a livelli significativamente più alti rispetto a prima della pandemia”, ha commentato Anders Erlandsson, capo dell’Ericsson IndustryLab.