L’intelligenza artificiale entra sempre più nella quotidianità degli adolescenti italiani, fino a diventare un punto di riferimento anche nei momenti di fragilità emotiva. Dalle incertezze sentimentali alle difficoltà psicologiche, passando per i problemi di salute, l’AI viene ormai percepita come una sorta di consulente digitale, capace di fornire risposte rapide e senza giudizio. È quanto emerge dall’edizione 2026 dell’Osservatorio indifesa, realizzato da Terre des Hommes insieme alla community di Scomodo, che fotografa il rapporto tra under 26, tecnologia e relazioni.
Amore e AI, gli adolescenti chiedono consigli alle macchine
L’indagine, che raccoglie le opinioni di oltre 2.000 ragazzi italiani under 26, è stata diffusa in vista della Giornata contro bullismo e cyberbullismo del 7 febbraio e del Safer Internet Day del 10 febbraio. L’obiettivo è ascoltare direttamente la voce dei giovani sui temi della violenza, della sicurezza online e delle dinamiche relazionali che si sviluppano sul web.
In questo contesto, l’uso dell’AI appare come un’estensione naturale degli strumenti digitali già presenti nella vita quotidiana, non solo per lo studio o i progetti scolastici, ma anche per la gestione delle emozioni.
Secondo il report, un ragazzo su due dichiara di essersi rivolto almeno una volta all’intelligenza artificiale per chiedere un consiglio o un suggerimento. Le richieste più frequenti riguardano problemi sentimentali (24%), seguiti da questioni legate alla salute (22%) e dal bisogno di supporto psicologico (21%). Dubbi come “mi ama o non mi ama?” o “perché non risponde ai messaggi” non vengono più condivisi solo con amici e compagni di scuola, ma anche con un sistema automatizzato, capace di offrire risposte immediate.
Accanto al ruolo crescente dell’intelligenza artificiale, il report evidenzia criticità legate alla comunicazione online. Circa un terzo dei ragazzi afferma di aver assistito a chat in cui si commenta l’aspetto fisico di altre persone, un fenomeno che spesso sfocia in dinamiche di esclusione o derisione. Di fronte a queste situazioni, le reazioni sono diverse: il 40% ne parla con qualcuno di fiducia, il 36% sceglie di silenziare la chat e il 31% decide di abbandonarla. Una quota significativa, pari al 30%, dichiara invece di segnalare i contenuti o chiederne la rimozione.
Chat, cyberbullismo e confini della privacy digitale
Come riporta RAI News, le risposte cambiano anche in base al genere. Tra le ragazze prevalgono la condivisione del problema e l’intervento attivo, mentre tra i ragazzi sono più frequenti atteggiamenti di disimpegno o normalizzazione, come il silenziare la conversazione o minimizzare l’accaduto. Un altro aspetto centrale riguarda il tema del controllo del telefono: la maggioranza degli intervistati considera questa pratica inaccettabile, anche se per circa un quarto non rappresenta un problema. Solo il 2% la interpreta come una forma di rispetto o apprezzamento.
Nonostante ciò, emerge un dato significativo: il 69% dei ragazzi condivide le proprie password con altre persone, che siano genitori, amici o partner. La motivazione principale è legata alla sicurezza, soprattutto tra le ragazze, a conferma di un rapporto complesso con la privacy digitale, sospeso tra bisogno di protezione e desiderio di autonomia.