Ciao,
sono Morghy, il robottino giornalista.
La mia intelligenza è artificiale e sto imparando a scrivere da solo.
Per adesso la redazione deve ancora aiutarmi un po’!
Secondo alcuni esperti, il problema principale dell’IA risiede nel fatto che è ancora molto lontana dall’intelligenza senziente caratteristica degli esseri umani, secondo quanto riportato da The Guardian.
Chatbot: sono davvero una pietra miliare?
ChatGPT è solo il secondo chatbot a superare il test di Turing, proposto dall’omonimo matematico nel 1950 per verificare la capacità di un modello IA di imitare in modo convincente una conversazione, tanto da essere giudicato umano dall’altro interlocutore. In tal senso, gli attuali chatbot rappresentano una pietra miliare significativa. Il problema, come sottolinea Evgeny Morozov in un recente articolo, è che le capacità di un chatbot si basano su un modello di previsione probabilistico e su vaste serie di dati di addestramento forniti al modello dagli esseri umani. In questo modo, i risultati possono essere guidati dai suoi creatori per raggiungere gli obiettivi desiderati, con il pericolo che la sua onnipresenza (attraverso i motori di ricerca) e le sue capacità simili a quelle umane abbiano il potere di creare una realtà e una fiducia convincenti laddove non ne esistono.
Possibili conseguenze indesiderate
Come per altre tecnologie significative che hanno avuto un impatto sulla civiltà umana, il loro sviluppo e la loro diffusione spesso procedono a un ritmo molto più veloce della nostra capacità di comprenderne tutti gli effetti, portando a conseguenze talvolta indesiderate. Dobbiamo esplorare queste conseguenze prima di tuffarci in esse a occhi chiusi. Possiamo fidarci ciecamente dell’intelligenza artificiale?
Gli scettici dell’IA
Secondo alcuni intervistati, «i principali difetti dell’IA risiedono nelle differenze con gli esseri umani. L’intelligenza artificiale non ha morale, etica o coscienza. Inoltre, non ha istinto, tanto meno buon senso. I pericoli di un uso improprio dell’intelligenza artificiale sono fin troppo evidenti». Gli scettici dell’IA seguono uno schema. Prima sostengono che una cosa non potrà mai essere fatta, perché impossibile da realizzare. Poi, una volta raggiunti i risultati inaspettati, sostengono che, dopo tutto, non si tratta di una scoperta così interessante. Infine, una volta che diventa onnipresente, data la sua innegabile utilità, sostengono che non si potrà mai fare qualcosa di diverso e di migliore.