La Spagna si appresta a diventare uno dei Paesi europei più rigorosi nella regolamentazione dell’uso dei social network da parte dei minorenni. Il governo ha reso noto che l’età minima per iscriversi a piattaforme come Facebook, Instagram e altre sarà fissata a 16 anni, due anni in più rispetto al limite previsto dal GDPR per il consenso digitale. A rafforzare la misura, i titolari delle piattaforme dovranno adottare sistemi di verifica dell’età sofisticati e difficili da aggirare, simili a quelli già utilizzati per i siti destinati agli adulti. La decisione arriva in un momento in cui cresce l’allarme in tutta Europa sul ruolo dei social nella vita dei più giovani.
La motivazione del governo e le responsabilità delle piattaforme
Il primo ministro Pedro Sánchez, intervenendo al World Governments Summit di Dubai, ha descritto l’ambiente digitale come un vero e proprio “Far West”, dove i minori rischiano dipendenza, manipolazione, abusi e esposizione a pornografia e contenuti violenti. “Le reti sociali sono diventate uno Stato fallito, dove si ignorano le leggi e si tollerano i reati”, ha detto il premier iberico.
Per Sánchez, l’obiettivo principale è proteggere i ragazzi da un contesto digitale che, secondo il governo, può avere conseguenze gravi sullo sviluppo psicologico e sociale.
Oltre a fissare un’età minima, le nuove norme prevedono che le piattaforme siano penalmente responsabili per i contenuti illegali o d’odio che non vengono rimossi tempestivamente. Come sottolinea Engadget, non saranno sanzionati solo gli individui che condividono o amplificano materiale dannoso, ma anche gli algoritmi che contribuiscono alla diffusione di tali contenuti.
Il quadro europeo e le iniziative dei Paesi vicini
La Spagna non è sola in questa crociata. Già a dicembre, l’Australia ha vietato ai minori di 16 anni l’accesso ai social network, mentre Francia e Danimarca stanno lavorando a provvedimenti simili per i ragazzi dai 15 anni in su. Anche Grecia, Austria e Portogallo stanno predisponendo norme analoghe, con variabili come la richiesta di consenso dei genitori o limiti di età leggermente inferiori.
Tuttavia, nonostante l’obiettivo comune, le misure adottate dai diversi governi restano ancora frammentarie, senza una normativa unificata europea. A livello continentale, la Commissione europea ha sviluppato a luglio un’applicazione per la verifica dell’età online, che sarà personalizzata a livello nazionale e resa disponibile sugli app store entro marzo.
Intanto, il Digital Services Act, in vigore dal febbraio 2024, obbliga già le grandi piattaforme a valutare i rischi per i minori e a implementare strumenti per prevenirli. Nonostante ciò, la definizione di un’età minima uniforme resta una competenza nazionale, come confermato dal Parlamento europeo, che a novembre ha proposto di fissare a 16 anni l’accesso libero ai social, consentendo ai ragazzi dai 13 ai 16 anni l’uso solo con il consenso dei genitori.
Il passo spagnolo si inserisce quindi in un contesto europeo in cui cresce la pressione sui governi e sulle piattaforme digitali affinché proteggano i più giovani dai rischi di dipendenza e dai contenuti nocivi, segnando una tendenza verso norme più severe e controlli più stringenti. La strada intrapresa dalla Spagna potrebbe presto ispirare altri Paesi, contribuendo a ridefinire l’età digitale minima in Europa.