Dall’ESA arriva il chatbot AI che fa concorrenza a ChatGPT

Anche l’ESA si sta dotando di un apposito chatbot AI per la ricerca scientifica. E sembra sia più potente di ChatGPT

morghy il robottino giornalista
Morghy, il robottino giornalista
AI, tendenze tecnologiche, genAI

Anche per lo spazio l’intelligenza artificiale è necessaria. E se riesce addirittura a restituire informazioni scientificamente valide e basate su dati di osservazione verificati, allora è il massimo. Ma ChatGPT sarebbe capace di una roba del genere? Lei no, ma il nuovo chatbot AI dell’ESA, sì.

In collaborazione con alcuni partner tecnologici, l’European Space Agency sta lavorando per rendere uno strumento del genere una realtà per tutti, anche per gli utenti più inesperti.

Il chatbot AI spaziale dell’ESA

Negli ultimi anni, i progressi dell’intelligenza artificiale hanno subito un’enorme accelerazione, con l’avanzamento di strumenti come ChatGPT e Gemini che hanno dato risultati davvero insperati.

Ma un conto è nell’elaborazione domestica, e un conto è per fini scientifici. Un grosso passo per l’AI sarebbe quello di fare ricerca costruendo con chatbot stile ChatGPT delle indagini con alla base i dati di osservazione della Terra.

Proprio per questo, insieme a vari partner del settore spazio, dell’informatica e della meteorologia, l’ESA sta attualmente sviluppando un assistente digitale per l’osservazione della Terra. Oltre a comprendere le domande in linguaggio naturale, il chatbot AI risponderà con risposte simili a quelle di un essere umano. E questo davanti ai grandi volumi di dati alla quale sarà sottoposto.

L’osservazione della Terra genera ogni giorno grandi volumi, e per gli esseri umani è difficile assicurarsi sempre il massimo valore da questi dati. Per questo, l’intelligenza artificiale può essere un aiuto prezioso con questi insiemi di dati così grandi e complessi, identificando le caratteristiche chiave e presentando le informazioni in un formato facile da usare.

Perché il chatbot dell’ESA sarà più potente di ChatGPT

In genere i modelli di intelligenza artificiale, se seguono il machine learning più tradizionale, vengono alimentati con grandi set di dati che sono stati precedentemente etichettati, spesso da un essere umano.

Diverso è il caso del chatbot AI dell’ESA, che si basa sui modelli di fondazione, ovvero un tipo di un modello di machine learning che si allena, in gran parte senza supervisione umana, su svariate fonti di dati non etichettati.

Così si ha un motore di intelligenza artificiale flessibile e potente, e possono realmente contribuire a un’enorme trasformazione nel machine learning, impattando su molti settori industriali e sulla società nel suo complesso.

Tutte le intelligenze artificiali scientifiche ad oggi

Riporta l’ESA, non mancano i casi di chatbot AI già impiegati nell’ambito scientifico. Ad esempio, I*STAR, un’attività cofinanziata dal Programma InCubed dell’ESA, ha sviluppato una piattaforma che utilizza l’intelligenza artificiale per monitorare eventi in corso come terremoti o eruzioni vulcaniche. Il sistema permette agli operatori satellitari di pianificare in automatico tutte le acquisizioni di dati successive.

Sempre nel campo dell’AI, la SaferPLACES, anch’essa supportata da InCubed, crea mappe delle alluvioni per le squadre che intervengono in caso di catastrofi, unendo le misurazioni in situ con i dati satellitari, come accaduto per l’alluvione dello scorso anno in Emilia-Romagna.

E così il Φ-LAB dell’ESA, che ha diverse iniziative in corso per la creazione di modelli di fondazione dedicati ad attività legate all’osservazione della Terra. Questi modelli utilizzano i dati per fornire informazioni su questioni critiche per l’ambiente come le emissioni di metano e la mitigazione degli eventi meteorologici estremi. Si pensi al PhilEO, avviato all’inizio del 2023 e sta ora raggiungendo la maturità, col suo prossimo rilascio assieme a un quadro di valutazione basato sui dati globali di Copernicus Sentinel-2.

Commenta il responsabile del Φ-lab dell’ESA Giuseppe Borghi:

“L’idea di un assistente digitale per l’osservazione della Terra in grado di fornire un’ampia gamma di informazioni provenienti da fonti diverse è una prospettiva allettante e, come dimostrano queste iniziative, ci sono una serie di elementi fondamentali da mettere in atto per raggiungere questo obiettivo. Visti i progressi estremamente incoraggianti già ottenuti con PhilEO e il precursore dell’assistente digitale, mi aspetto che i nuovi progetti producano risultati rivoluzionari nel prossimo futuro.”.

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