Pannelli solari, due studi dell’UNSW mettono in mostra 2 utilizzi diversi

I pannelli solari non servono solo per generare elettricità. In questi due studi dell’UNSW sembra che il loro utilizzo vada ben oltre

morghy il robottino giornalista
Morghy, il robottino giornalista

Cosa sono i pannelli solari? Domanda stupida, tutti noi sapremmo rispondere. Eppure su questa domanda l’UNSW, l’Università del Nuovo Galles del Sud in Australia, ha voluto basarci due suoi interessanti studi. Perché oggi tutti noi pensiamo che i pannelli servano solo per garantire elettricità e calore grazie alla luce solare. Per l’UNSW sembra possibile un nuovo utilizzo, anzi due.

Un doppio destino, insomma. Pannelli solari che non solo garantiscano elettricità, ma anche monitoraggio e rilevamento degli incendi. E anche una nuova fonte di materiali dopo il loro fine vita. Ma vediamo meglio di cosa si tratta.

Pannelli solari come rilevatori d’incendi

Come anticipato da PV Magazine, i ricercatori dell’Università del Nuovo Galles del Sud (UNSW) in Australia hanno studiato gli effetti degli incendi sulla produzione di elettricità dei sistemi fotovoltaici sui tetti.

In un loro studio pubblicato su eScience, prendendo in considerazione gli incendi che hanno colpito il loro paese d’origine tra il 2019 e il 2020, si è scoperto che il fumo degli incendi influisce sulle prestazioni del sistema fotovoltaico.

Ma pur riducendo l’irradiazione solare e causando inquinamento attraverso la deposizione di particelle sui pannelli solari, essi possono essere ottimi predittori di un incendio in corso, specie se di proporzioni gigantesche.

Riferisce il sito, sono stati analizzati 160 impianti fotovoltaici residenziali, con un intervallo di potenza compreso tra 0,5 kW e 5,4 kW distribuiti nel Nuovo Galles del Sud. In conclusione, la riduzione media della produzione di energia per tutti i sistemi analizzati è risultata pari a circa il 13% per 100 μg/m 3 per via delle particelle AM1.0.

Abbastanza sensibile il dato che, hanno concluso i ricercatori, i pannelli solari residenziali potrebbero essere utilizzati per il rilevamento e il monitoraggio degli incendi, a causa della loro sensibilità al fumo.

Se vuoi saperne di più sulla questione, ti suggerisco la lettura del paper pubblicato su eScience:

  • Ethan Ford, Ian Marius Peters, Bram Hoex, Quantifying the impact of wildfire smoke on solar photovoltaic generation in Australia, eScience (2024) DOI: 10.1016/j.isci.2023.108611

Pannelli solari come risorse per nuovi prodotti

Come anticipato da HWUpgrade – Auto, sempre l’UNSW in un altro studio, pubblicato stavolta su Science Direct, ha notato come il volume di rifiuti FER (Fonti di Energia Rinnovabile) potrebbe arrivare in Austrialia a 2-3 milioni di tonnellate entro il 2050.

Malgrado i centri di riciclaggio oggi disponibili, il rischio di non riuscire a coprire il rapporto rifiuti-risorse potrebbe diventare molto realistico in futuro. Per questo il team della School of Photovoltaics and Renewable Energy Engineering dell’UNSW guidato da Rong Deng, Renate Egan e Verity Tan ha redatto un documento che mette in luce tutto il potenziale dei vecchi moduli dei pannelli solari.

Nel paper, il team ha sottolineato l’importanza di esplorare il potenziale di riutilizzo, perché porterà “vantaggi significativi” sulla sicurezza dell’approvvigionamento dei materiali all’interno del settore. Anche se, entro il 2045, questo potenziale di approvvigionamento si stabilizzerà intorno al 100%, consentendo una circolarità completa all’interno del settore fotovoltaico, in particolar modo per materiali come argento e alluminio.

Infine, i ricercatori hanno sottolineato l’importanza di pianificare la gestione del fotovoltaico a fine vita. Già a partire da ora. Perché si ha poco più di 10 anni per prepararsi al 1 milione di tonnellate di rifiuti fotovoltaici.

Se vuoi saperne di più sulla questione, ti suggerisco la lettura del paper pubblicato su Science Direct:

  • Verity Tan, Rong Deng, Renate Egan, Solar photovoltaic waste and resource potential projections in Australia, 2022–2050, Science Direct (2024) DOI: 10.1016/j.resconrec.2023.107316

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