La fusione nucleare cinese sta vivendo una fase di forte accelerazione, con il settore privato impegnato nello sviluppo di nuove tecnologie per raggiungere l’obiettivo di realizzare reattori dimostrativi entro il 2030. La spinta arriva dalla combinazione tra crescente domanda energetica legata all’intelligenza artificiale, nuovi investimenti e un quadro politico sempre più favorevole. La corsa all’“artificial sun” entra così in una nuova fase, con Pechino intenzionata a ritagliarsi un ruolo centrale nella futura produzione energetica globale.
Startup private e nuove strade tecnologiche per la fusione nucleare
In Cina il settore privato della fusione nucleare sta attraversando una crescita senza precedenti. Un esempio concreto arriva da Chengdu, dove la startup HH Fusion ha sviluppato HHMAX-901, un dispositivo lungo circa 20 metri basato sulla tecnologia del field-reversed configuration (FRC). Il sistema, simile nella forma a un enorme manubrio, ha raggiunto la prima accensione del plasma un anno fa, con un investimento stimato di circa 28 milioni di dollari.
Questo progetto rappresenta soltanto una delle numerose iniziative nate negli ultimi anni. Diverse aziende cinesi stanno infatti scegliendo percorsi tecnologici differenti rispetto al tradizionale modello tokamak, utilizzato nei grandi programmi pubblici e nella collaborazione internazionale ITER. L’obiettivo è trovare soluzioni potenzialmente più economiche e rapide da sviluppare.
Tra le realtà più attive figurano anche aziende come Guomai Juneng, Juhe Juliang, Xingneng Xuan Guang e Dongsheng Juliang, che hanno recentemente annunciato nuovi round di finanziamento. Complessivamente, dal 2015 sono nate in Cina oltre 20 società innovative dedicate alla fusione, con circa l’80% appartenente al settore privato.
L’intelligenza artificiale alimenta la nuova corsa all’energia
Uno dei principali fattori che stanno spingendo gli investimenti nella fusione è la crescita esponenziale della domanda energetica generata dall’intelligenza artificiale. I grandi sistemi di calcolo, i data center e le infrastrutture digitali richiedono infatti quantità sempre maggiori di elettricità, creando interesse verso fonti energetiche capaci di garantire elevata produzione e sostenibilità.
Secondo Gao Tianyao, partner di Legend Capital, proprio questa esigenza sta spingendo gli investitori verso tecnologie capaci di arrivare a una nuova forma di produzione energetica ad alta densità. La fusione nucleare viene vista come una possibile risposta a lungo termine, grazie alla capacità teorica di liberare enormi quantità di energia replicando i processi che alimentano le stelle.
La crescita cinese segue una tendenza globale iniziata nel 2021, quando Helion Energy raccolse 500 milioni di dollari con il sostegno, tra gli altri, del CEO di OpenAI Sam Altman e siglò un accordo per la fornitura energetica con Microsoft. Poco dopo, Commonwealth Fusion Systems ottenne oltre 1,8 miliardi di dollari, il più grande finanziamento singolo mai registrato nel settore.
Politica, investimenti e obiettivo dei reattori entro il 2030
La spinta della Cina verso la fusione è sostenuta anche dalle istituzioni. Alla fine del 2025 la tecnologia è stata inserita nel 15° Piano quinquennale cinese come settore prioritario, mentre nel gennaio 2026 è entrata in vigore la nuova Atomic Energy Law, che incoraggia esplicitamente la partecipazione privata nella ricerca sulla fusione controllata.
Le aziende stanno quindi cercando di sfruttare un ambiente più favorevole agli investimenti, con l’obiettivo di accelerare lo sviluppo di prototipi funzionanti. Tra i progetti più ambiziosi c’è quello di Nova Fusion, fondata dal ricercatore Guo Houyang, che lavora su una tecnologia FRC-SMR e punta a realizzare unità commerciali da 50 MW con un costo stimato vicino ai 100 milioni di dollari.
La sfida principale resta però enorme. Stabilizzare il plasma, sviluppare sistemi elettrici avanzati, realizzare interruttori ad alta potenza e gestire controlli nell’ordine dei microsecondi sono problemi ingegneristici ancora aperti.
Nonostante il vecchio detto secondo cui la fusione sarebbe sempre “a 50 anni di distanza”, il crescente interesse dei capitali privati sta modificando il ritmo della ricerca. La Cina punta proprio sulla rapidità di sperimentazione e sulla varietà degli approcci tecnologici per provare ad accorciare il percorso verso una nuova era energetica.
Fonte: Pandaily