L’antitrust statunitense torna a concentrarsi su Microsoft dopo un lungo periodo in cui il gruppo guidato da Satya Nadella è rimasto ai margini delle grandi cause intentate contro le Big Tech. La Federal Trade Commission (FTC) sta infatti approfondendo un’indagine avviata nel 2024 per verificare se l’azienda abbia adottato pratiche anticoncorrenziali nel settore del cloud, del software e dei servizi collegati. Sebbene non sia ancora stata avviata alcuna causa, i documenti emersi nelle ultime settimane mostrano un interesse particolare nei confronti di Azure e del crescente ruolo di Microsoft nell’intelligenza artificiale.
Azure e la crescita esponenziale nel cloud
Negli ultimi anni Microsoft ha costruito una posizione di primo piano nel mercato del cloud grazie ad Azure, piattaforma che rappresenta uno dei principali motori della crescita del gruppo. Proprio questa espansione è finita sotto la lente della FTC, che vuole capire se alcune strategie commerciali abbiano limitato la concorrenza.
L’agenzia americana sta raccogliendo informazioni sulle modalità con cui Microsoft struttura i propri contratti, le licenze software e l’integrazione tra i vari prodotti. L’obiettivo è verificare se l’azienda abbia favorito Azure attraverso pratiche che rendono più difficile per clienti e imprese utilizzare infrastrutture concorrenti.
Tra gli aspetti più discussi figurano le modifiche introdotte nel 2019 ai termini di licenza di Windows. Diversi clienti, spesso in forma anonima, hanno sostenuto che tali cambiamenti abbiano reso molto più costoso eseguire il software Microsoft su piattaforme cloud diverse da Azure. Microsoft continua però a respingere queste accuse, sottolineando che il settore rimane altamente competitivo e indicando la crescita di operatori come Google Cloud e AWS come prova dell’esistenza di una forte concorrenza.
L’indagine antitrust Microsoft e il ruolo della FTC
L’inchiesta si trova ancora in una fase preliminare, ma la FTC ha già inviato Civil Investigative Demands (CID), richieste formali simili a una citazione in giudizio, ad almeno sei aziende concorrenti di Microsoft.
Secondo quanto riportato da The Verge, questi documenti superano spesso le quindici pagine e contengono numerose domande su accordi commerciali, piani di marketing, strategie di prezzo, interoperabilità dei prodotti e modalità con cui Microsoft opera nei mercati del cloud e del software.
L’autorità vuole stabilire se l’azienda abbia utilizzato “metodi di concorrenza sleali” in violazione del Federal Trade Commission Act. Al momento, tuttavia, non esiste alcuna certezza che l’indagine si trasformi in una vera causa legale: al termine della raccolta delle prove, lo staff della FTC dovrà decidere se raccomandare l’apertura di un procedimento, che dovrà poi essere approvato dai commissari dell’agenzia.
Microsoft, dal canto suo, ha dichiarato di collaborare pienamente con gli investigatori, ribadendo di ritenere che le proprie pratiche favoriscano la concorrenza e consentano di offrire ai clienti prodotti sempre più innovativi.
Concorrenti preoccupati per le pratiche di Azure
Uno degli aspetti più rilevanti dell’indagine riguarda le difficoltà denunciate da alcuni concorrenti nell’espandersi nei mercati in cui opera Microsoft. La FTC sta infatti chiedendo alle aziende coinvolte di descrivere le principali barriere all’ingresso, i costi necessari per competere e l’impatto delle politiche commerciali di Microsoft sulla concorrenza.
Grande attenzione viene riservata anche alle strategie di bundling, ovvero l’offerta congiunta di più prodotti e servizi, e al loro possibile utilizzo per rafforzare la posizione di Azure e di Microsoft 365.
Parallelamente, l’autorità americana sta esaminando anche il ruolo dell’intelligenza artificiale, cercando di capire se l’integrazione delle funzionalità AI nei servizi Microsoft possa rappresentare un vantaggio competitivo difficilmente replicabile dai rivali.
Cosa aspettarsi dalle future mosse regulatorie
L’indagine americana si inserisce in un contesto internazionale sempre più attento al mercato del cloud. Negli ultimi mesi anche Commissione Europea, Competition and Markets Authority del Regno Unito e Japan Fair Trade Commission hanno avviato verifiche sui servizi cloud di Microsoft.
Un eventuale procedimento negli Stati Uniti potrebbe quindi avere effetti ben oltre il mercato americano. Un caso antitrust contro Microsoft influenzerebbe infatti non solo il business del cloud, ma anche la corsa all’intelligenza artificiale, settore nel quale poche grandi aziende stanno investendo miliardi di dollari per conquistare quote di mercato.
Per Microsoft sarebbe inoltre un ritorno a uno scenario che ricorda il celebre procedimento del 1998, quando il Dipartimento di Giustizia accusò l’azienda di aver abusato della posizione dominante di Windows integrando Internet Explorer. Pur evitando lo smembramento, quel caso cambiò profondamente il modo in cui il gruppo gestisce i rapporti con le autorità di regolamentazione.
Oggi non è ancora chiaro se la FTC presenterà una causa formale. Tuttavia, l’ampiezza delle informazioni richieste e l’attenzione rivolta a cloud, licenze e intelligenza artificiale confermano che Microsoft potrebbe presto diventare uno dei principali fronti della nuova stagione dell’antitrust americano contro le Big Tech.
Fonte: The Verge