L’idrogeno verde è considerato una delle tecnologie più promettenti per accompagnare la transizione energetica verso un sistema più sostenibile. Grazie al suo ruolo di vettore energetico, può contribuire alla decarbonizzazione di numerosi comparti, dall’industria pesante ai trasporti fino alla produzione di energia elettrica. La sua produzione, ottenuta tramite l’elettrolisi dell’acqua alimentata da fonti rinnovabili, permette infatti di evitare le emissioni dirette di carbonio tipiche dei combustibili fossili.
Una tecnologia sempre più sostenibile e competitiva
L’interesse nei confronti dell’idrogeno verde continua a crescere anche grazie alla maggiore attenzione riservata ai criteri ESG (Environmental, Social and Governance). Aziende, centri di ricerca e investitori stanno destinando risorse allo sviluppo di tecnologie capaci di rendere la produzione sempre più efficiente e meno costosa.
Gli avanzamenti nel settore dell’elettrolisi e la realizzazione di impianti pilota stanno contribuendo a ridurre progressivamente i costi di produzione. Secondo le più recenti analisi, il prezzo dell’idrogeno verde potrebbe scendere al di sotto dei 2 euro al chilogrammo entro il 2030, avvicinandosi così alla competitività economica delle fonti fossili tradizionali.
Le principali tecnologie di produzione
La produzione di idrogeno verde si basa principalmente su due approcci: l’elettrolisi dell’acqua e la gassificazione della biomassa.
L’elettrolisi utilizza corrente elettrica per separare l’acqua nei suoi componenti, idrogeno e ossigeno, sfruttando energia proveniente da fonti rinnovabili come il solare e l’eolico. I continui progressi nelle membrane e nei materiali catalizzatori stanno aumentando l’efficienza degli elettrolizzatori e contribuendo a contenere i costi operativi.
Attualmente le soluzioni più diffuse sono l’elettrolisi alcalina e quella a membrana a scambio protonico (PEM), tecnologie che presentano caratteristiche differenti e specifici punti di forza in base agli impieghi previsti.
Accanto a questo metodo trova spazio anche la gassificazione della biomassa, che consente di trasformare materiali organici in un gas combustibile successivamente convertibile in idrogeno. L’utilizzo di residui agricoli e forestali rappresenta un’opportunità per valorizzare risorse rinnovabili e favorire una gestione più sostenibile dei materiali disponibili.
Un ulteriore elemento di sviluppo è rappresentato dall’impiego diretto di energia rinnovabile per alimentare questi processi produttivi, rafforzandone ulteriormente il profilo ambientale.
Trasporti e industria tra i principali settori di applicazione
Le possibili applicazioni dell’idrogeno verde interessano diversi comparti dell’economia e potrebbero modificare in modo significativo gli attuali modelli energetici e industriali.
Uno degli ambiti più promettenti è quello dei trasporti. I veicoli alimentati a idrogeno tramite celle a combustibile rappresentano una possibile alternativa ai tradizionali motori a combustione interna, contribuendo alla riduzione delle emissioni di CO2, soprattutto nelle aree urbane dove la qualità dell’aria costituisce una priorità. Per questo motivo numerose case automobilistiche continuano a investire in ricerca e sviluppo per migliorare queste tecnologie.
Anche l’industria pesante può trarre importanti benefici dall’impiego dell’idrogeno verde. Settori ad alta intensità di emissioni, come quello siderurgico e chimico, hanno la possibilità di sostituire i combustibili fossili in diversi processi produttivi. Nel comparto dell’acciaio, ad esempio, l’idrogeno può essere utilizzato per ridurre l’ossido di ferro e ottenere metallo senza produrre emissioni dirette di CO2.
Questa evoluzione rappresenta un passo importante verso una maggiore sostenibilità ambientale, offrendo al tempo stesso nuove opportunità per rendere più efficienti e competitivi alcuni dei comparti industriali più energivori.