Google e la sfida dell’acqua nell’era dei data center AI

Il colosso tech promette di diventare “water positive” entro il 2030 tra pressioni ambientali e crescita dei data center globali

Redazione
come scegliere la posizione ideale per un data center

Google prova a rispondere a una delle critiche più forti legate allo sviluppo dell’intelligenza artificiale: l’impatto ambientale dei data center, in particolare il consumo di acqua. In un nuovo blog post, la società ha annunciato una serie di impegni che puntano a ridurre l’impronta idrica delle proprie infrastrutture e, entro il 2030, arrivare a “restituire” più acqua di quanta ne utilizzi.

Le nuove promesse di Google sull’acqua

Google ha presentato cinque impegni principali per affrontare il tema del consumo idrico nei data center. Il punto centrale è l’obiettivo di reintegrare più acqua di quanta ne sia consumata entro il 2030.

Tra le misure annunciate figurano anche investimenti nelle infrastrutture idriche locali, la ricerca di fonti alternative di approvvigionamento, come le acque reflue trattate, e una maggiore trasparenza sui consumi complessivi.

L’azienda sostiene inoltre di voler fornire un modello replicabile per altre realtà del settore, in un contesto in cui la costruzione di nuovi data center legati all’AI sta accelerando rapidamente.

Le critiche e la crescente opposizione ai data center

L’annuncio arriva mentre cresce l’opposizione pubblica alla diffusione dei data center negli Stati Uniti. Secondo un recente sondaggio Gallup, oltre il 70% degli americani è contrario alla costruzione di queste strutture nelle proprie aree.

Tra le motivazioni principali, circa metà degli intervistati cita l’impatto sulle risorse ambientali, mentre il 18% indica esplicitamente il consumo di acqua come elemento di preoccupazione.

Il dibattito si inserisce in un clima di crescente attenzione verso il costo ambientale dell’AI, che richiede infrastrutture sempre più grandi e energivore.

Il nodo del consumo idrico nei data center

I data center utilizzano grandi quantità di acqua per i sistemi di raffreddamento. Alcuni studi hanno evidenziato che l’intelligenza artificiale potrebbe arrivare a consumare volumi d’acqua paragonabili a quelli necessari per il consumo globale di acqua in bottiglia.

Allo stesso tempo, il tema è controverso anche sul piano metodologico: alcune stime sui consumi non includono l’uso indiretto di acqua lungo la catena di approvvigionamento, secondo diversi ricercatori.

Il settore tecnologico, nel frattempo, è sotto pressione per ridurre l’impatto ambientale e contenere anche eventuali effetti sui costi energetici per i consumatori.

La posizione di Google e i dati sull’efficienza

Google difende la propria strategia e sostiene di contabilizzare anche l’impatto idrico della catena di fornitura “per quanto possibile”. Secondo l’azienda, sono stati compiuti progressi significativi nella riduzione dell’impronta idrica indiretta, anche grazie a investimenti in energia rinnovabile senza utilizzo di acqua.

Nel blog post viene inoltre evidenziato che il raffreddamento a base d’acqua può ridurre il consumo energetico dei data center di circa il 10% rispetto ai sistemi ad aria. Google sottolinea anche che il consumo complessivo dei data center sarebbe relativamente contenuto: meno dell’1% dell’acqua utilizzata negli Stati Uniti per irrigare i prati.

Investimenti, infrastrutture e obiettivo “water positive”

Oltre agli impegni strategici, Google ha annunciato un investimento da 17 milioni di dollari per progetti legati alla gestione sostenibile dell’acqua in sette Stati americani.

Tra le iniziative figura anche l’utilizzo di acque reflue trattate, già sperimentato in alcune aree come una contea della Georgia. L’azienda prevede inoltre di poter “reintegrare” più acqua di quanta ne consumi nei prossimi quattro anni, attraverso interventi su irrigazione e infrastrutture idriche locali.

Secondo il vicepresidente dell’infrastruttura globale Bikash Koley, queste misure si inseriscono in una strategia più ampia che mira a rendere sostenibile la crescita dei data center legati all’intelligenza artificiale.

Fonte: The Verge

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