La fusione fa un passo avanti: il progetto di Pacific Fusion

Nel New Mexico nasce una struttura progettata per raggiungere il net facility gain entro il 2030

Redazione
Rendering della macchina per la fusione Pacific Fusion nel cantiere del New Mexico

Pacific Fusion ha compiuto un nuovo passo verso la commercializzazione dell’energia da fusione nucleare, avviando i lavori per una struttura dimostrativa ad Albuquerque, in New Mexico. L’impianto è stato progettato per raggiungere un traguardo che finora nessuna struttura di questo tipo ha centrato: generare abbastanza energia da compensare quella consumata dall’intero impianto, il cosiddetto net facility gain.

Pacific Fusion e l’impegno per la fusione energetica

Per Pacific Fusion si tratta di una tappa importante. «È un enorme passo avanti per l’energia da fusione commerciale», ha spiegato Carrie von Muench, cofondatrice e chief operating officer dell’azienda, sottolineando che, per quanto risulta alla società, non esiste attualmente negli Stati Uniti una struttura analoga in costruzione.

Il settore della fusione ha registrato progressi significativi negli ultimi anni, ma il passaggio alla produzione commerciale resta complesso. Anche esperimenti che hanno dimostrato di poter ottenere più energia dalla reazione di fusione rispetto a quella direttamente impiegata per innescarla non hanno ancora raggiunto il livello necessario per compensare il consumo energetico dell’intera struttura.

Pacific Fusion punta proprio a colmare questo divario.

La macchina per la fusione e la promessa dell’autosostentamento

L’obiettivo dichiarato è raggiungere il net facility gain entro il 2030, per poi puntare alla realizzazione di una centrale commerciale nella metà degli anni Trenta. Il reattore destinato alla produzione di energia dovrà però essere molto più potente dell’impianto dimostrativo: dovrà generare circa cinque volte l’energia prodotta dal sistema di prova, anche per alimentare le apparecchiature aggiuntive necessarie in una vera centrale.

La struttura di Albuquerque servirà a testare l’approccio sviluppato dalla startup. Il sistema utilizza impulsi di elettricità estremamente intensi e coordinati per creare un campo magnetico attorno a un bersaglio contenente il combustibile, grande all’incirca quanto una gomma da matita. Il campo comprime il materiale fino a favorire la fusione degli atomi.

Impatto atteso sulla transizione energetica

L’impianto dimostrativo non sarà ancora una centrale elettrica. Potrà effettuare soltanto alcuni “shot” al giorno, secondo quanto spiegato dal cofondatore e chief technical officer Keith LeChien. Una futura centrale a piena scala, invece, dovrà arrivare a completare un impulso ogni secondo.

Per generare questi impulsi saranno utilizzati 156 moduli pulser, ciascuno composto da 32 stadi circolari formati da 10 elementi. Ogni elemento comprende due condensatori, che immagazzinano energia, e un interruttore che la rilascia.

La tecnologia risulta già sottoposta a un test in scala ridotta: all’inizio dell’anno un modulo equivalente a un terzo delle dimensioni previste ha raggiunto 440 gigawatt di potenza di picco in appena 80 nanosecondi. Risultati che hanno permesso di autorizzare la costruzione della struttura dimostrativa.

Challenge e prospettive tecnologiche della fusione

Il nuovo campus avrà anche un’altra funzione. Oltre alla ricerca sul net facility gain, ospiterà esperimenti legati alla sicurezza nazionale che riguardano la fusione ad alto rendimento. Si tratta di un’attività che negli USA è già condotta in strutture come il National Ignition Facility, che tuttavia inizia a mostrare i segni dell’età.

Secondo LeChien, ogni impulso del nuovo sistema dovrebbe produrre nell’ordine di 100 megajoule, circa dieci volte l’energia generata dal National Ignition Facility.

Un nuovo punto di partenza per la fusione commerciale

Pacific Fusion è una delle realtà più giovani del settore: è stata fondata nel 2023, ma in pochi anni ha raccolto oltre 1 miliardo di dollari attraverso un round Series A strutturato sulla base di obiettivi e traguardi.

Secondo von Muench, questa disponibilità di capitale ha permesso all’azienda di pianificare su un orizzonte più lungo, senza dover ricorrere a nuove raccolte di fondi ogni pochi anni. Un vantaggio che, a suo giudizio, ha contribuito alla rapidità con cui la startup ha portato avanti il progetto.

Opportunità per chi segue lo sviluppo della fusione

La corsa alla fusione commerciale è tutt’altro che solitaria. Pacific Fusion deve confrontarsi con startup altrettanto finanziate, tra cui Commonwealth Fusion Systems, Helion Energy, Proxima Fusion e Inertia Enterprises, tutte impegnate a puntare al collegamento di una centrale a fusione alla rete elettrica entro la metà degli anni Trenta, o anche prima.

Il prossimo banco di prova sarà quindi la struttura di Albuquerque, dove Pacific Fusion dovrà dimostrare sul campo se il proprio approccio può avvicinare il settore a uno dei suoi obiettivi più ambiziosi: produrre abbastanza energia da compensare quella necessaria per alimentare l’intero impianto.

Fonte: TechCrunch

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