Data center più ecosostenibili grazie alla stampa 3D: la soluzione da un progetto europeo

Nell’ambito del progetto europeo AM2PC è stata sviluppata una nuova tecnologia di raffreddamento passivo che riduce consumi energetici e rende il calore residuo riutilizzabile per l’industria

Redazione

La crescita esponenziale della potenza dei server, con GPU che oggi raggiungono centinaia o addirittura migliaia di watt, ha reso il raffreddamento tradizionale ad aria sempre meno efficace. A tal riguardo, nell’ambito del progetto europeo AM2PC, guidato dal Danish Technological Institute e da Heatflow insieme a partner internazionali, è stato messo a punto e testato un componente che raffredda server e computer ad alte prestazioni in modo completamente passivo, migliorando la durata dei chip e offrendo al contempo una nuova prospettiva di sostenibilità.

Raffreddamento passivo a due fasi: efficienza senza compromessi

Un innovativo sistema di raffreddamento stampato in 3D che promette di trasformare il futuro dei data center, riducendo drasticamente i consumi energetici e aprendo nuove opportunità per il riutilizzo del calore. Si potrebbe riassumere così la soluzione sviluppata dal progetto europeo, che sfrutta un principio semplice ma geniale: un liquido evapora sulla superficie calda del chip, il vapore sale naturalmente, cede calore condensandosi e ritorna allo stato liquido grazie alla gravità, senza bisogno di pompe o ventole.

Con la nostra soluzione a due fasi, il calore viene rimosso passivamente, riducendo significativamente il consumo energetico”, spiega Paw Mortensen, CEO di Heatflow. Nei test sperimentali, il componente ha raggiunto una capacità di raffreddamento di 600 watt, superando del 50% l’obiettivo iniziale di 400 watt. Inoltre, le prime analisi di ciclo di vita stimano una riduzione delle emissioni totali del 25–30% per unità.

Oltre a migliorare l’efficienza dei chip, la soluzione apre nuove prospettive per il riutilizzo del calore residuo: il sistema rimuove calore a temperature comprese tra 60 e 80 gradi Celsius, rendendolo ideale per l’inserimento diretto nei sistemi di teleriscaldamento o per applicazioni industriali vicine, come serre o impianti nei settori alimentare, tessile e cartario. A differenza del raffreddamento ad aria tradizionale, che lavora a temperature più basse e meno utili, questo approccio trasforma l’energia residua in una risorsa concreta.

Con questa innovazione, i data center non solo diventano più efficienti e meno energivori, ma possono anche trasformare il calore residuo in un contributo positivo al bilancio energetico complessivo, segnando un passo avanti significativo verso infrastrutture digitali più sostenibili.

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