Una nuova tecnologia punta a risolvere la carenza di elio-3 per i computer quantistici

Interlune sviluppa un sistema criogenico capace di aumentare la disponibilità del raro isotopo sulla Terra

Redazione

La carenza di elio-3, uno degli isotopi più rari disponibili per applicazioni commerciali, potrebbe trovare una soluzione grazie a una nuova tecnologia criogenica sviluppata dalla startup spaziale statunitense Interlune. L’azienda ha presentato Cold Capture, un sistema capace di estrarre elio-3 puro al 99% dall’elio comune utilizzato negli impianti industriali.

L’obiettivo immediato è rispondere alla crescente domanda legata al quantum computing, dove questo isotopo viene impiegato per raffreddare i sistemi basati su materiali superconduttori fino a temperature prossime allo zero assoluto. In prospettiva, però, la tecnologia potrebbe diventare anche un elemento chiave per future attività di estrazione di risorse sulla Luna.

Cold Capture recupera elio-3 dagli impianti esistenti

Secondo Interlune, ogni litro di elio prodotto nel mondo contiene quantità minime di elio-3. Il problema non è quindi la totale assenza della risorsa, ma la difficoltà nel separarla in modo efficiente dall’elio più comune, ovvero l’elio-4.

La tecnologia Cold Capture è stata progettata per essere integrata direttamente nelle infrastrutture già presenti negli impianti di liquefazione dell’elio. Attraverso un processo di distillazione criogenica, il sistema sfrutta le piccole differenze fisiche tra i due isotopi, raffreddando il gas a temperature estremamente basse per separarli.

Una possibile soluzione alla sua scarsità negli Stati Uniti

La produzione di elio-3 sulla Terra è oggi fortemente limitata. Una delle principali fonti deriva dalle riserve di trizio, materiale soggetto a vincoli molto rigidi e con costi elevati di espansione. Anche nuove scoperte di giacimenti di gas naturale non rappresentano una soluzione significativa, perché l’elio-3 è presente solo in quantità estremamente ridotte.

Interlune punta quindi su un approccio diverso: invece di cercare nuovi giacimenti, vuole recuperare l’isotopo dagli attuali flussi di produzione dell’elio.

Nel 2025 gli Stati Uniti hanno prodotto circa 81 miliardi di litri di elio. Secondo le stime della società, l’installazione di Cold Capture negli impianti nazionali potrebbe generare circa 2,5 chilogrammi di elio-3 all’anno, arrivando a triplicare l’intera disponibilità statunitense.

Il ruolo dell’elio-3 nel futuro del quantum computing

L’aumento della disponibilità di elio-3 è considerato strategico per lo sviluppo dei computer quantistici, che richiedono sistemi di raffreddamento capaci di raggiungere temperature vicine allo zero assoluto.

Per questo motivo, Interlune ha già attirato l’interesse di partner pubblici e privati. L’azienda ha ricevuto dall’U.S. Air Force un contratto AFWERX SBIR Direct-to-Phase II per aumentare la capacità produttiva della tecnologia.

Inoltre, la startup ha siglato accordi futuri di acquisto per quasi 500 milioni di dollari con aziende specializzate nel raffreddamento quantistico, tra cui Bluefors e Maybell Quantum.

Dalla produzione terrestre all’estrazione sulla Luna

Il progetto di Interlune non si limita alla produzione terrestre. La società considera la tecnologia criogenica come un primo passo verso una futura estrazione dell’elio-3 sulla Luna.

Il satellite naturale della Terra contiene infatti enormi quantità di questo isotopo, depositato nel terreno lunare dai venti solari nel corso di miliardi di anni. La visione dell’azienda prevede l’utilizzo di grandi macchinari capaci di raccogliere migliaia di tonnellate di regolite lunare, riscaldarla per liberare i gas intrappolati e successivamente distillare l’elio-3 direttamente sul posto.

Testare prima il sistema sulla Terra permette a Interlune di ridurre i rischi legati al trasferimento nello spazio di una tecnologia ancora non completamente verificata.

Fonte: Interesting Engineering

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