Un nome che è tutto un programma: Protoclone. Si chiama così il robot umanoide sviluppato dalla startup Clone Robotics, un prototipo caratterizzato da un’anatomia unica nel suo genere, che lo rende (appunto) una specie di “clone” umano.
Protoclone, un’innovazione senza precedenti nella robotica umanoide
Più di 200 gradi di libertà, 1.000 Myofiber e 500 sensori: questi sono solo alcuni dei numeri che caratterizzano Protoclone, un androide privo di volto che suscita allo stesso tempo fascino e inquietudine, come si può vedere dal video diffuso dall’azienda.
A differenza di Tesla, che progetta robot per l’automazione domestica, Clone Robotics si focalizza sulla biomimetica, cercando di riprodurre fedelmente sia l’aspetto umano che la sua complessa biomeccanica.
Stando al sito di informazione Interesting Engineering, il progetto di questo robot-clone è partito sviluppando una mano robotica in grado di afferrare oggetti e muoversi con agilità. “Sulla base di ciò, il team [della società] ha creato un busto umanoide con articolazioni realistiche della spalla, una colonna vertebrale cervicale e un gomito mobile“. Come si può vedere dall’altro video di Clone.
Myofibers, i muscoli artificiali di Clone Robotics
Caratterizzato da un’anatomia incredibilmente realistica, questo robot utilizza le cosiddette Myofibers, una tecnologia proprietaria pensata per riprodurre il movimento umano con una precisione mai vista prima.
Racconta New Altas, le Myofibers sono praticamente dei muscoli artificiali “che assumono essenzialmente la forma di un tubo a rete con un palloncino al suo interno“. Una volta riempito di fluido idraulico, questo “palloncino” si espande radialmente causando una contrazione longitudinale della maglia, imitando in questo modo il funzionamento dei muscoli. Ad alimentare il sistema c’è una pompa elettrica da 500 watt, che fa praticamente da “cuore artificiale”, pompando fluido idraulico con una “portata volumetrica di 40 SLPM (litri standard al minuto) e una potenza nominale di 100 psi“.
Altra particolarità di questo robot umanoide è il suo sistema nervoso, che dispone di quattro telecamere di profondità integrate nel cranio per la visione, 70 sensori inerziali per monitorare le posizioni articolari e 320 sensori di pressione per il feedback sulla forza muscolare. Questa sofisticata rete sensoriale consente al robot di reagire in tempo reale agli stimoli visivi e di apprendere nuovi compiti osservando direttamente le azioni umane.
Un robot pensato per (quasi) tutti
Teoricamente non è il primo robot umanoide “clone”. Secondo Interesting Engineering, il laboratorio JSK dell’Università di Tokyo aveva già sviluppato nel 2017 un robot simile, Kengoro. Tuttavia, il Kengoro è stato progettato come strumento di ricerca, mentre quello di Clone Robotics verrà commercializzato.
La società prevede di avviare la produzione con una serie limitata di 279 robot, denominate Clone Alpha. I preordini dovrebbero iniziare entro la fine dell’anno. Al momento i prezzi non sono stati divulgati. Ma è probabile che il robot si collochi come un prodotto di nicchia.