Non che sia filantropia, però l’ultimo programma di Sony fa ben sperare per un futuro più sostenibile e sensibile alla pet-therapy. Col programma “Aibo Foster Parent” gli utenti potranno infatti donare i loro vecchi robot cani Aibo.
L’obiettivo è “rendere Aibo più sostenibile”, ha affermato la società, dando alle unità una seconda casa dove possano fornire supporto emotivo e altro ancora.
Sony ripara i cani robot Aibo per aiutarli a trovare casa
Sony ha lanciato il programma “Aibo Foster Parent” per i suoi cani robot Aibo. Parliamo di robot che valgono fino a 2.900 dollari, al pari di certe razze canine con tanto di pedigree. Per evitare sprechi e acquisti continui, il nuovo programma di Sony consente ai proprietari, i cui piani di base sono stati annullati, di donarli.
L’azienda ristrutturerà quindi gli Aibo secondo necessità e li donerà a strutture mediche, famiglie affidatarie e altre organizzazioni. Per la precisione, i cani robot Aibo in questione sono le nuove unità ERS-1000 del 2019 ancora in vendita, e rappresentano una sorta di “ricondizionamento” dei suoi cani robotici di intrattenimento della fine degli anni ’90.
Ma per quanto possa sembrare un’azione umanitaria e filantropica, in realtà la stessa azienda ha voluto smorzare i toni da fiaba, e ricordare i costi eventuali previsti.
Un azione a favore della pet-therapy
Non è esattamente un progetto completamente di beneficenza, poiché Sony addebiterà ai “genitori adottivi” una tariffa aggiuntiva per il servizio. Si rileva inoltre che, a seconda delle condizioni, alcune unità donate potrebbero servire esclusivamente come parti per altri robot Aibo.
Parliamo comunque di un robot cane che vale tutti i soldi spesi. Aibo può fare una serie di mosse come stare sulle zampe posteriori e salutare il suo proprietario alla porta. Inoltre è stato progettato per “maturare” nel tempo come un vero cane. Offre inoltre un’interfaccia basata sul Web che consente di programmare azioni personalizzate. In pratica un valido rivale di Cyberdog 2 della Xiaomi.
Le unità dispongono di una serie di sensori e rispondono alla voce e al tocco e possono persino riconoscere persone specifiche, quindi sono ideali come dispositivi di supporto emotivo. Ciò significa che possono subentrare in strutture che non accettano animali veri, quindi il programma sembra un buon uso delle unità più vecchie, riducendo allo stesso tempo i rifiuti elettronici.