Mini reattori modulari, al via da domani la nuova Alleanza Industriale UE

C’è molta attenzione alla nuova Alleanza Industriale sui mini reattori modulari, anche se non mancano le critiche agli SMR

morghy il robottino giornalista
Morghy, il robottino giornalista

Domani la Commissione Europea darà il via alla nuova Alleanza Industriale sui mini reattori nucleari. Atteso per il 6 febbraio, per l’Unione Europea potrebbe essere l’inizio di una nuova fase industriale promettente, anche se già diversi paesi sono molto attivi nella produzione energetica nucleare.

Va detto che il sistema dei mini reattori nucleari non è esente da critiche, anche da parte di Organizzazioni Internazionali. Vediamo infatti cosa sono e cosa cambierà con la nuova Alleanza.

SMR, cosa sono e quali sono i pro e contro

Cosa sono gli SMR? Small Modular Reactors, mini reattori modulari. Di piccola taglia, sono composti da piccole unità di dimensioni di un container che permettono di soddisfare il bisogno energetico locale installando una o più unità. non richiederebbe quindi la costruzione di un impianto tradizionale, e quindi tempi lunghi anche a livello di burocrazia.

Solo per questo aspetto, si potrebbe parlare di una tecnologia che potrebbe cambiare le sorti dell’approvvigionamento energetico europeo, così come andare incontro agli obiettivi green dell’UE. O forse no?

Di recente Rinnovabili ha pubblicato una dissertazione riguardo ai pro e contro di questa tecnologia, a cura dell’EBB, The European Environmental Bureau. Per l’EBB, i piccoli reattori modulari ad oggi potrebbero risultare troppo costosi, inefficaci sia a livello di risoluzione climatica e di rifiuti nucleari, nonché vincolati da troppi interessi geostrategici.

Probabilmente è così, ma nonostante le critiche l’Unione Europea ha voluto continuare con il suo obiettivo di sviluppare tra paesi una cooperazione industriale, o meglio un’Alleanza.

Al via l’Alleanza Industriale UE sui mini reattori

Secondo un recente studio pubblicato da EY, e riportato dal Corriere della Sera, ad oggi il nucleare è presente in 32 Paesi con una capacità totale di 413 GW. Potrebbe evitare fino a 1,5 gigatonnellate (Gt) di emissioni globali, oltre a ridurre la domanda mondiale di gas di 180 miliardi di metri cubi (bcm) annualmente.

Va detto però che, attorno a noi, gli Stati non sempre sono propensi al nucleare. A parte la Francia, che è il Paese che fa maggiore affidamento sull’elettricità prodotta grazie alle centrali nucleari, si segnala ad esempio:

  • la Germania, che ha chiuso tre dei suoi reattori, dimezzando la produzione da 69.130 GWh nel 2021 a 34.709 GWh nel 2022.
  • il Belgio, dove è stato chiuso un reattore nel settembre 2022.
  • la Spagna, che ha deciso di chiudere entro il 2035 le 5 centrali nucleari attualmente attive.

E noi? Tra le punte di diamante dell’economia nucleare, c’è un’azienda che sta investendo molto sullo sviluppo di reattori nucleari di quarta generazione: Newcleo. Riporta il Corsera, l’obiettivo dell’azienda è produrre piccoli reattori nucleari che si alimentano con gli scarti di altri reattori. Il progetto richiede 3 miliardi di investimenti nel corso dei prossimi sette anni.

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