Il cervelletto, una parte specifica del cervello, potrebbe svolgere un ruolo chiave nel migliorare il trasferimento di competenze apprese nella realtà virtuale alle sale operatorie effettive. Ma serve un’importante stimolazione cerebrale per rendere i robot chirurgici più adoperabili.
Questa è la conclusione di uno studio condotto da Jeremy D. Brown, esperto di robotica presso la Johns Hopkins University, che sottolinea l’importanza di una transizione fluida nell’addestramento basato sulla simulazione digitale nell’ambito medico.
Stimolazione cerebrale, un aiuto per comprendere i robot chirurgici?
Come riporta Futurity, secondo Brown la formazione nella realtà virtuale non replica completamente l’esperienza di apprendimento in un ambiente reale.
Con ricerche precedenti che evidenziano le sfide nel trasferire abilità apprese virtualmente al mondo reale, lo studio attuale propone l’utilizzo della stimolazione cerebrale come soluzione.
L’esperimento coinvolgeva partecipanti che eseguivano procedure chirurgiche virtuali e reali utilizzando il da Vinci Research Kit, un robot di ricerca open source. Durante il test, alcuni partecipanti ricevevano una leggera stimolazione cerebrale attraverso elettrodi posizionati sul cuoio capelluto, mentre altri non ne ricevevano.
Lo studio, pubblicato su Nature Scientific Reports, rappresenta un passo avanti significativo nell’esplorazione di nuovi approcci per migliorare l’apprendimento pratico e le competenze, soprattutto in campi che richiedono precisione e destrezza come la chirurgia e la robotica.
I risultati del da Vinci Research Kit
La stimolazione cerebrale non invasiva, un metodo per influenzare il cervello esternamente al corpo, si è dimostrata efficace nell’agevolare l’apprendimento motorio nella terapia riabilitativa. I risultati hanno indicato che coloro che ricevevano stimolazione costante mostravano un notevole aumento della destrezza, evidenziando la potenziale efficacia di questa metodologia.
Inoltre, il gruppo senza stimolazione ha riscontrato difficoltà nel trasferire le abilità dalla realtà virtuale al robot reale, soprattutto nelle mosse più complesse.
Questo studio porta ulteriormente avanti questa ricerca, esplorando come la stimolazione cerebrale possa facilitare l’acquisizione di competenze chirurgiche nel contesto del mondo reale. Gli autori sottolineano che questa metodologia potrebbe estendersi oltre la chirurgia, offrendo benefici nell’apprendimento di competenze in settori che dipendono dalla formazione virtuale, come la robotica.
La stimolazione cerebrale potrebbe anzi diventare un catalizzatore per accelerare il processo di apprendimento, risparmiando risorse preziose e consentendo una formazione più efficiente per professionisti futuri.
Se vuoi saperne di più su questa ricerca, ti suggeriamo di approfondirla direttamente leggendo la fonte originale pubblicata su Nature:
- Guido Caccianiga, Ronan A. Mooney, Pablo A. Celnik, Gabriela L. Cantarero & Jeremy D. Brown, “Anodal cerebellar t-DCS impacts skill learning and transfer on a robotic surgery training task”, Nature (2023), DOI: 10.1038/s41598-023-47404-1