Supermicro licenzia dipendenti dopo l’indagine sui chip AI destinati alla Cina

Supermicro chip ai: indagine interna, dipendenti licenziati e vertici esclusi. Il caso scuote export e semiconduttori.

Redazione
Supermicro chip ai, sede aziendale dopo l'indagine interna

Immagine copertina generata con l’intelligenza artificiale

Supermicro ha completato l’indagine indipendente sulla presunta deviazione verso la Cina di hardware Nvidia soggetto a restrizioni, per un valore stimato di 2,5 miliardi di dollari. La società ha comunicato i risultati della revisione, condotta da uno studio legale esterno con il supporto di un consulente indipendente specializzato in contabilità forense. L’esito non attribuisce responsabilità agli attuali vertici aziendali, ma ha portato al licenziamento di diversi dipendenti.

L’indagine indipendente e le conclusioni di Supermicro

La revisione ha esaminato le transazioni finite al centro dell’inchiesta federale, insieme a operazioni relative ad altri clienti che avevano acquistato prodotti sottoposti a restrizioni. Secondo Supermicro, gli accertamenti non hanno trovato prove che un attuale membro del senior management fosse a conoscenza del presunto schema di deviazione o di effettive operazioni illecite realizzate dall’azienda.

La società ha inoltre dichiarato che il personale responsabile della compliance ha agito in buona fede e con il sostegno del management, cercando di ridurre il rischio che i prodotti soggetti ai controlli sulle esportazioni potessero finire a soggetti o destinazioni vietate.

Gli advisor indipendenti hanno anche verificato l’affidabilità dei precedenti bilanci societari, affermando di non aver trovato elementi che mettessero in discussione la loro attendibilità a causa della possibile deviazione dei prodotti.

Licenziati dipendenti di vendite, supporto e sviluppo

L’indagine non si è però conclusa senza conseguenze interne. Supermicro ha infatti annunciato la cessazione del rapporto di lavoro con diversi dipendenti dei reparti vendite, supporto tecnico e sviluppo del business.

Secondo quanto comunicato dall’azienda, i licenziamenti sono legati alla violazione delle policy interne e del codice di condotta, nell’ambito delle verifiche condotte sul caso. Non sono invece coinvolti dipendenti del dipartimento compliance. La società non ha precisato quanti lavoratori siano stati licenziati.

Il provvedimento introduce quindi una netta distinzione tra le responsabilità individuali riscontrate nell’organizzazione e quelle del vertice societario, che secondo l’indagine non sarebbe stato a conoscenza delle attività contestate.

Dai 2,5 miliardi di dollari alle accuse federali

La vicenda era emersa a marzo, quando le autorità statunitensi avevano accusato il cofondatore di Supermicro Yih-Shyan “Wally” Liaw, il responsabile vendite Ruei-Tsang “Steven” Chang e il broker esterno Ting-Wei “Willy” Sun di aver cospirato per deviare illegalmente verso la Cina tecnologie statunitensi avanzate per l’intelligenza artificiale.

Secondo le stime riportate, l’hardware coinvolto avrebbe avuto un valore complessivo di circa 2,5 miliardi di dollari dal 2024. Una cifra particolarmente elevata che ha alimentato i timori degli investitori sulla possibile dipendenza dell’azienda da vendite illecite.

La vicenda ha inoltre provocato azioni legali da parte di alcuni azionisti, che hanno accusato la società di frode finanziaria e di aver nascosto informazioni sulla propria esposizione a queste attività. L’indagine indipendente, tuttavia, non ha trovato elementi per mettere in discussione i bilanci precedentemente pubblicati.

Supermicro rafforza i controlli sulle esportazioni

Nonostante l’assenza di accuse dirette nei confronti dell’azienda e dei suoi attuali vertici, Supermicro ha deciso di rafforzare il proprio programma di compliance sulle esportazioni. La società ha spiegato di aver già introdotto alcune modifiche raccomandate dal General Counsel e dal Chief Compliance Officer prima ancora della conclusione dell’indagine.

I consiglieri indipendenti avranno inoltre il compito di supervisionare l’attuazione delle raccomandazioni ancora da completare. La questione assume particolare rilievo in un momento in cui gli Stati Uniti stanno inasprendo i controlli sulle esportazioni di tecnologie avanzate verso la Cina.

La domanda di GPU per l’intelligenza artificiale resta infatti molto elevata e rende particolarmente redditizio il tentativo di aggirare le restrizioni. Allo stesso tempo, Pechino sta spingendo le proprie aziende tecnologiche a privilegiare i chip prodotti internamente, mentre la corsa allo sviluppo di modelli AI sempre più potenti continua ad alimentare la richiesta di hardware avanzato Nvidia.

Fonte: Tom’s Hardware

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