Le startup italiane raccolgono 487 milioni di euro nei primi sei mesi del 2023

Tra i principali settori nel mondo delle startup vi sono biotech e turismo. Lo conferma il report di StartupItalia e dell’Università Luiss Guido Carli.

Redazione
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Nei primi sei mesi del 2023 le startup italiane hanno raggiunto 487 milioni di euro. Un dato nettamente in discesa se si considera che nello stesso periodo del 2022 si era raggiunto circa un miliardo. in realtà la situazione è in calo in ogni parte del mondo. A dirlo sono i dati del report elaborato da StartupItalia con l’Università Luiss Guido Carli.

Le startup nel mondo

Se l’Italia ha avuto un calo degli investimenti nelle startup (pari al 51,17%) , anche il resto del mondo non è da meno. Il Regno Unito segna il -57%, la Francia -55% e la Germania -44%. Anche allontanandosi dall’Europa, la situazione non cambia: -49% di miliardi investiti negli Stati Uniti e in Cina. A giustificare questa riduzione ci sono diversi componenti, tra cui l’assenza di grandi deal (sopra i 100 milioni) e l’elevata incertezza che pesa a livello globale causata da diversi fattori esogeni all’ecosistema, come guerra e inflazione.

Per saperne di più: Startup innovative: cosa sono e come crearne una

“L’ecosistema italiano ha saputo reggere l’onda d’urto di un periodo storico condizionato da difficoltà oggettive, grazie anche ad una serie di round significativi di alcune startup in settori estremamente competitivi a livello internazionale come il biotech, il medtech e il comparto dell’energia, che confermano l’attrattività della nostra filiera e l’importanza che il nostro tessuto riconosce alla cultura dell’innovazione”, ha spiegato Dario Scacchetti, CEO di StartupItalia. “Il calo degli investimenti in startup non sorprende, dato che stiamo assistendo a una flessione globale degli investimenti nel settore in diversi Paesi europei, così come negli Stati Uniti e in Cina. Pesano l’incertezza economica legata al difficile contesto internazionale, come il conflitto in Ucraina e le difficoltà che nei mesi scorsi hanno interessato il sistema bancario americano ed europeo. Sono elementi che confermano il valore del nostro tessuto imprenditoriale e confermano il livello raggiunto dalla nostra filiera dell’innovazione, che vede crescere sempre di più il numero degli attori tra startup, istituzioni, università, incubatori e fondi di venture capital. Un settore dove stanno iniziando a giocare un ruolo importante anche le Pmi innovative, protagoniste di processi di digitalizzazione e sperimentazione di nuove tecnologie, che permettono di aprirsi e di competere in nuovi mercati anche a livello internazionale. Abbiamo un ecosistema che sta crescendo, che ha bisogno di attenzione da parte delle istituzioni, che può generare nuovi posti di lavoro.

I settori e la distribuzione geografica in Italia

Andando a vedere nel dettaglio, il settore che ha spinto di più nel 2023 è quello del biotech (15,6% circa). Al secondo posto, sempre nel campo medico, i cinque investimenti in startup medtech, nel turismo e nei servizi (6,02%). A pari merito i deal finalizzati da startup che operano nel campo del lavoro, energia, agritech ed edutech (4,8%). A seguire le tre operazioni chiuse nel campo del fintech (3,6%) e ancora gli investimenti realizzati nel deeptech, nel delivery, in nuovi materiali e cybersecurity (2,4%). Infine, il 6,02% è composto da investimenti in campi originali e molto tecnici come crowdtesting, doppiaggio, manutenzione tubature, inseriti nella categoria altro.

Andando a vedere a livello geografico, invece, su 83 deal poco meno della metà (38) hanno come protagoniste startup lombarde (il 45,7%). Segue il Piemonte con 14 deal (16,8%). Terza regione in classifica per numero di operazioni è l’Emilia Romagna, con 8 startup del territorio emiliano che hanno concluso dei round (9,6%).

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