La Gen Z, ovvero coloro che sono compresi in una fascia d’età che va dai 19 ai 24 anni, è una parte importante del mercato delle comunicazioni e diventa, quindi, fondamentali chiedersi “come e quando si informano sulle notizie?“. A cercare di rispondere a questa domanda è il team di ricerca di ALMED Università Cattolica del Sacro Cuore che ha visto coinvolti 200 studenti del corso di Metodi e Strumenti della Media Research della laurea in Linguaggi dei media. La ricerca è inserita all’interno di #OpinionLeader4Future, programma triennale nato dalla collaborazione con Credem Banca, che si occupa di esplorare il rapporto tra i giovani e i dispositivi mobili.
La Gen Z e l’informazione
Il primo dato che è emerso dalla ricerca è che la Gen Z cerca informazioni in modo temporalizzato ovvero solo in alcuni momenti della giornata o tra un impegno e l’altro. Inoltre arriva a una notizia in quanto è correlata ad altre che stava leggendo o in base a quelle che vengono segnalate e condivise da altri conoscenti.
Nello specifico, però, la Gen Z, preferisce informazioni che contengono infografica (45%), video (36%) e contenuti testuali (19%).
In conclusione, poi, lo studio ha chiesto ai giovani un allontanamento dai proprio smartphone per circa 24 ore e subito si è percepita una dipendenza da mobile che diventa fondamentale per essere in collegamento con il mondo e avere una bussola che li orienti nel quotidiano.
“Una volta sconnessi i ragazzi hanno riscoperto capacità di osservazione e riflessive, che apparivano depotenziate e inespresse: per esempio riconsiderare il piacere dell’attesa, rivalutare la bellezza degli ambienti che si attraversano, godere del silenzio o ancora “tornare a scrivere prima di addormentarsi. L’esperimento della “disimmersione”, ovvero scollegarsi dai dispositivi digitali e dalla rete, ha consentito ai nostri studenti di raggiungere un livello di consapevolezza e autoanalisi molto più alto rispetto ai modi e al senso delle loro pratiche quotidiane”, ha dichiarato Chiara Giaccardi, professore ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. “Emerge un’ambivalenza: da un lato il bisogno di essere connessi e non sentirsi tagliati fuori, dall’altro il desiderio di una protezione, una barriera, verso un mondo sentito forse come troppo complesso e sfidante. La scommessa formativa riguarda proprio il lavorare sul livello della consapevolezza per favorire, piuttosto che un ritiro dal mondo di cui si ascoltano gli echi filtrati dai dispositivi, un desiderio di coinvolgimento attivo e contributivo anche attraverso le possibilità offerte dal digitale”.