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Verso l’AI Act: cosa ne pensano gli italiani?

In attesa del voto del Parlamento europeo sull’AI Act, ecco cosa ne pensano gli italiani della regolamentazione dell’intelligenza artificiale

Redazione
intelligenza artificiale, AI generativa

In un periodo d’oro per l’intelligenza artificiale che sta diventando sempre più importante nella vita di tutti i giorni, non si poteva certo non parlare di regolamentazione. È atteso, infatti, per la sessione del 12-15 giugno, il voto definitivo del Parlamento riguardante l’AI Act, la proposta di legge europea inerente proprio l’intelligenza artificiale. Ma cosa ne pensano gli italiani in merito al tema della regolamentazione? A rispondere è un sondaggio condotto da YouTrend per la Fondazione Pensiero Solido.

Regolamentare l’AI

Dal sondaggio “Gli italiani e l’intelligenza artificiale. Cosa ne pensano, cosa si aspettano“, svolto da YouTrend emerge che oltre la metà degli italiani, circa il 59%, pensa che sia giusto regolamentare l’AI.

A richiedere con forza una regolamentazione sono tutte le fasce d’età anche se, quella più interessata (64%), va dai 55 anni in su. Restano poi i 35-54 anni col 59% e i 18-34 anni col 48%.

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La necessità di una regolamentazione deriva anche dal fatto che, in generale, la popolazione italiana non si sente molto preparata sul tema. Al sondaggio, infatti, circa il 54% ha dichiarato di essere poco o per nulla informato sul tema contro solo il 39% che sa di cosa si sta parlando.

La preoccupazione del lavoro

L’altro grande tema emerso dal sondaggio è il discorso lavoro e la possibilità che l’AI possa sostituire l’uomo nelle sue mansioni. A pensare che l’AI determinerà una diminuzione dei posti di lavoro è circa il 51% degli intervistati contro un 26% che pensa che rimarranno più o meno gli stessi posti di lavoro e, addirittura, un 10% ottimista che sostiene che l’occupazione aumenterà grazie all’arrivo di nuove mansioni. Nella maggior parte dei casi, i nuovi posti di lavoro del domani prevederanno comunque la necessità di lavorare al fianco delle macchine se non addirittura di ricevere istruzioni da loro. Tema, questo, che non piace a circa il 55% degli intervistati. Infine, andando a vedere quali lavori potrebbero scomparire, emergono quelli svolti da impiegati (56%), operai (51%) e commessi (43%).

Federico Morgantini Editore

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