Poco più di 3 milioni e mezzo di italiani posseggono crypto-asset, afferma l’Osservatorio Blockchain and Web3 della School of Management del Politecnico di Milano. Tuttavia, il contesto normativo e fiscale del prossimo futuro potrebbe rappresentare un ostacolo alla loro diffusione e allo sviluppo di un’industria innovativa e competitiva a livello internazionale. Tra le misure approvate in Consiglio dei Ministri martedì sera relative al recupero di risorse economiche per sostenere gli interventi a favore di famiglie, giovani e imprese, il Governo ha previsto di aumentare la tassa sulle plusvalenze di Bitcoin dal 26% al 42%, misura che entrerà in vigore nel 2025 se approvata dal Parlamento.
Plusvalenze Bitcoin al 46%: un freno allo sviluppo?
Il mondo crypto ha reagito. La critica più fragorosa è arrivata nella forma di Lettera aperta al MEF e al Governo, firmata da un gruppo di 25 persone tra professionisti ed esperti del settore le quali chiedono al Governo di
“[…] riconsiderare la proposta di aumento dell’aliquota e adottare un approccio più equilibrato e lungimirante alla regolamentazione delle cripto-attività”.
Per i firmatari della lettera si tratterebbe infatti di un aumento
“[…] fiscalmente discriminatorio e quindi iniquo, probabilmente anche incostituzionale. Violerebbe, infatti, i principi più basilari di equità fiscale e di uguaglianza introducendo una distinzione tra gli investimenti diretti in cripto-attività, tassati al 42%, e gli investimenti indiretti tramite fondi d’investimento (ETF, ETP, ETC, ecc.) e strumenti derivati che rimarrebbero al 26%”.
L’iniquità di questo provvedimento, inoltre, potrebbe colpire diversi soggetti, dai giovani (che hanno dimostrato un forte interesse per le cripto) all’intera industria cripto italiana (che ha generato nell’ultimo anno un indotto di circa €2,7 miliardi secondo l’ANSA), fino agli stessi consulenti finanziari.
A sua volta, gli operatori del settore si ritroverebbero costretti a trasferirsi in Paesi con normative più flessibili, come la Svizzera o la Germania, dove il capital gain su cripto-attività è tassato in modo più vantaggioso.
“Sarebbe favorita la “fuga di cervelli” in settori come informatica, crittografia e diritto digitale, cruciali per le sfide della digitalizzazione, portando a un impoverimento del capitale umano e una perdita di competitività nel lungo periodo”.
Così facendo, l’Italia rischierebbe di perdere l’occasione di sviluppare competenze e infrastrutture strategiche legate alle cripto-attività, che, secondo l’Osservatorio Blockchain e Web3 del Politecnico di Milano, come riportato all’inizio, sono possedute da oltre 3,6 milioni di italiani, sia tramite intermediari autorizzati che non autorizzati.
“A giugno 2024, più di 1,3 milioni di italiani avevano depositato le loro cripto presso intermediari autorizzati, per un valore complessivo superiore a €2,2 miliardi (fonte OAM)”.
A conti fatti un mercato promettente, che appunto potrebbe venire vanificato con questa nuova aliquota. E così anche tutti gli sforzi pubblici e privati per promuovere l’innovazione.
Tassazione Bitcoin e l’effetto controproducente per l’erario
Se da una parte l’Italia ha fatto progressi nel fornire un quadro normativo più chiaro per il settore delle cripto-attività, ora questo aumento fiscale minaccia di compromettere questi sforzi, incentivando l’uso di intermediari non autorizzati e favorendo pratiche evasive.
Tra l’altro, le stime di gettito dell’imposta derivante, secondo professionisti ed esperti, sono sì elevate, ma “irrealistiche“.
“Non tutti hanno comprato Bitcoin quando valeva centinaia di euro e chi lo ha fatto guarda all’arbitraggio fiscale con i regimi più favorevoli disponibili nell’Unione Europea e in Europa. Paradossalmente, l’aumento sproporzionato e ingiustificato dell’aliquota avrebbe l’effetto controproducente per l’erario di far fuggire dall’Italia i capitali cripto”.
Ma oltre a essere controproducente per l’erario, questa nuova aliquota lo sarebbe anche sul fronte politico: non aveva detto il Governo di non voler aumentare le tasse, favorire i giovani e le aziende?
Per evitare il peggio, gli stessi professionisti ed esperti a fine Lettera propongono “un confronto costruttivo con il Ministero dell’Economia e delle Finanze“. L’obiettivo è quello di trovare soluzioni che, pur aumentando l’efficienza della raccolta tributaria, supportino la crescita economica del Paese senza compromettere la fiducia degli investitori.
“Crediamo che solo con il dialogo e una regolamentazione equilibrata l’Italia potrà cogliere tutte le opportunità offerte dalle nuove tecnologie e contribuire allo sviluppo di un sistema finanziario moderno, inclusivo e competitivo”.