La crisi dei cantieri spinge l’AI: la scommessa di NavigateAI

Smartphone e occhiali AI diventano strumenti di supporto per verificare installazioni, specifiche tecniche e procedure direttamente sul campo

Redazione
Assistenti AI in cantiere per crisi lavoro edilizia con smartphone e occhiali smart

Immagine copertina generata con l’intelligenza artificiale

La carenza di manodopera nel settore delle costruzioni sta diventando uno dei principali ostacoli alla crescita dell’industria, proprio mentre aumentano i grandi progetti legati alla nuova infrastruttura tecnologica. È in questo scenario che Eric Wu, ex fondatore e CEO di Opendoor, ha deciso di tornare a costruire una startup: si chiama NavigateAI e sviluppa copiloti basati sull’intelligenza artificiale per aiutare i lavoratori direttamente nei cantieri. La società è uscita dalla fase stealth a fine maggio con 25 milioni di dollari di finanziamento e una valutazione post-money di 225 milioni.

Eric Wu riparte dalla crisi del lavoro edilizio con NavigateAI

Wu aveva lasciato la guida di Opendoor nel 2022, dopo otto anni alla guida della società immobiliare, proprio mentre l’aumento dei tassi di interesse rallentava bruscamente le vendite di abitazioni. Dopo un anno di pausa, avrebbe potuto dedicarsi agli investimenti, ma ha scelto di tornare a costruire un’azienda perché considera l’AI la piattaforma tecnologica destinata a definire la sua generazione.

L’obiettivo di NavigateAI è intervenire su una carenza ormai strutturale. Secondo Associated Builders and Contractors, negli Stati Uniti servirebbero circa 349.000 lavoratori aggiuntivi quest’anno soltanto per tenere il passo con la domanda di costruzioni. Una pressione destinata ad aumentare anche per l’invecchiamento della forza lavoro, l’inasprimento dei controlli sull’immigrazione e la crescita dei grandi progetti infrastrutturali.

Assistenti AI per i cantieri: l’innovazione arriva negli smartphone

Il prodotto di NavigateAI funziona sugli smartphone e, in modalità hands-free, attraverso gli occhiali AI di Meta. L’idea è trasformare l’intelligenza artificiale in una sorta di coach esperto sempre disponibile per chi lavora fisicamente alla costruzione di edifici e infrastrutture.

Il lavoratore può inquadrare ciò che sta realizzando e chiedere in linguaggio naturale se un’installazione è corretta, se il livello di serraggio è adeguato oppure se un intervento rispetta le normative. Il sistema può recuperare in tempo reale specifiche degli edifici, manuali dei produttori e procedure aziendali. NavigateAI sta inoltre collaborando con Meta per ottenere la certificazione degli occhiali in ambienti nei quali è obbligatorio utilizzare dispositivi di protezione degli occhi.

Gli investitori scommettono sulla risposta allo shortage nei data center

La startup ha raccolto 25 milioni di dollari in un round seed guidato da Elad Gil, con la partecipazione di Khosla Ventures, Fifth Wall, Tishman Speyer, dell’impresa elettrica Helix Electric e di diversi business angel. Tra questi figurano Tony Xu di DoorDash, Apoorva Mehta di Instacart e Brian Armstrong di Coinbase.

Il problema è particolarmente evidente nei data center necessari per sostenere la crescita dell’AI. I progetti sono diventati molto più grandi e richiedono migliaia di lavoratori: il campus Hyperion di Meta in Louisiana dovrebbe coinvolgerne circa 5.000, mentre il sito Stargate di OpenAI in Texas ne avrebbe coinvolti circa 6.400. Secondo Kelly, il 90% degli operatori di data center considera oggi la carenza di personale un vincolo critico alla costruzione o all’espansione.

Dall’idea al cantiere: come cambia il flusso di lavoro

NavigateAI sta cercando di portare l’AI direttamente nella formazione e nelle attività quotidiane. La società collabora con AIM, scuola professionale sostenuta da Meta per la formazione nell’installazione della fibra e capace di garantire un impiego ai diplomati. L’obiettivo è entrare in contatto con i lavoratori prima ancora del loro arrivo sul cantiere.

L’adozione, però, non è uniforme. Wu sostiene che i lavoratori più giovani tendano ad accogliere rapidamente il prodotto, mentre i professionisti con decenni di esperienza sono più legati alle proprie competenze e meno propensi a indossare un computer sul volto.

Crisi del lavoro edilizio: la tecnologia come risposta strutturale

Anche il modello di business riflette la volontà di legare l’AI ai risultati concreti. Dopo una prima impostazione basata su token e margine, NavigateAI sta passando a contratti fondati sulla quota del valore generato. Se, per esempio, il sistema contribuisse a ridurre il costo complessivo di una casa da 300.000 a 280.000 dollari, la società incasserebbe circa il 20% del risparmio.

Wu guarda inoltre a un valore più ampio: i dati generati dal lavoro svolto con NavigateAI. Ogni attività produce infatti video in prima persona, etichettati in base a ciò che viene eseguito correttamente o meno. Secondo il fondatore, questo patrimonio potrebbe in futuro avere un valore rilevante anche per le aziende che sviluppano robot capaci di operare nel mondo fisico.

I limiti dell’AI nei cantieri e la sfida della sicurezza

Non mancano però interrogativi importanti. Stabilire quanto del risparmio sia effettivamente attribuibile a NavigateAI può essere complesso: velocità e costi di un progetto dipendono anche da meteo, materiali disponibili e composizione delle squadre. Per questo servirebbero test comparativi tra diverse divisioni.

C’è poi il tema della responsabilità. Se il software approvasse un collegamento che in seguito dovesse cedere, diventerebbe necessario stabilire chi risponde del difetto. A questo si aggiunge la concorrenza: oggi l’alternativa più comune può essere una ricerca su Google o una domanda a ChatGPT, mentre società come Buildots e OpenSpace rappresentano concorrenti più vicini, sebbene Wu le consideri maggiormente concentrate sulla gestione dei progetti.

La difesa di NavigateAI dovrebbe poggiare soprattutto sulle integrazioni nei flussi di lavoro e sui dati proprietari, elementi che richiedono anni per essere accumulati. Per ora Wu preferisce concentrarsi sui clienti e, dopo l’esperienza maturata con Opendoor come società quotata, afferma di voler procedere il più a lungo possibile senza un consiglio di amministrazione.

Fonte: TechCrunch

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