Il drone sottomarino a idrogeno che può rivoluzionare la sicurezza dei mari

Sviluppato dalla tedesca Euroatlas, Greyshark promette quattro mesi di autonomia e missioni autonome nelle aree più sensibili del pianeta

Redazione
Drone sottomarino idrogeno con sensori in missione di pattugliamento marittimo

Il settore della difesa marittima accelera verso una nuova fase tecnologica grazie a Greyshark, il drone sottomarino autonomo sviluppato dall’azienda tedesca Euroatlas. Il progetto, presentato come il mezzo subacqueo senza pilota con la maggiore autonomia al mondo, promette di rivoluzionare le missioni di sorveglianza nei mari strategici. Alimentato da celle a combustibile a idrogeno, il sistema può restare immerso fino a quattro mesi consecutivi senza necessità di una nave di supporto, combinando lunga autonomia, sensoristica avanzata e capacità operative autonome.

Il veicolo subacqueo è stato progettato per proteggere infrastrutture critiche come cavi per telecomunicazioni e gasdotti sottomarini, ma le sue applicazioni potrebbero estendersi anche al monitoraggio di aree geopoliticamente sensibili come lo stretto di Hormuz.

Tecnologia europea per la sorveglianza subacquea

Greyshark nasce nei laboratori della società tedesca Euroatlas, con sede a Brema, specializzata in sistemi di difesa e tecnologie autonome. Il drone appartiene alla categoria degli AUV, ovvero Autonomous Underwater Vehicle, mezzi capaci di operare senza equipaggio umano e senza controllo diretto costante durante le missioni.

L’obiettivo principale del progetto è garantire un monitoraggio continuo delle attività subacquee in vaste aree marittime. Una necessità diventata sempre più centrale per le marine militari e per i Paesi NATO, soprattutto dopo la crescente attenzione verso la sicurezza delle infrastrutture sottomarine.

Il sistema può percorrere fino a 1.100 miglia nautiche a una velocità di 10 nodi, mentre a velocità ridotte, pari a circa 4 nodi, raggiunge addirittura le 10.700 miglia nautiche. Numeri che rendono Greyshark uno dei droni subacquei più autonomi mai sviluppati.

Propulsione a idrogeno e missioni fino a quattro mesi

Uno degli elementi più innovativi del progetto è la propulsione basata su celle a combustibile a idrogeno. Questa tecnologia consente al drone di restare operativo sott’acqua per circa 16 settimane consecutive, eliminando la necessità di frequenti rifornimenti o dell’appoggio logistico di una nave madre.

La scelta dell’idrogeno non risponde soltanto a esigenze di autonomia, ma anche alla volontà di sviluppare sistemi più efficienti dal punto di vista energetico. Le celle a combustibile permettono infatti una produzione stabile di energia durante missioni molto lunghe, mantenendo basse emissioni e riducendo la rumorosità del mezzo, fattore cruciale nelle operazioni di sorveglianza subacquea.

I 17 sensori e la capacità di individuare mine e minacce

Greyshark integra 17 sensori ad alta risoluzione che lavorano in maniera combinata attraverso un sistema di “sensor fusion”. La piattaforma utilizza sensori acustici, LiDAR, rilevatori di pressione e sistemi di scansione laterale per creare una rete intelligente capace di elaborare grandi quantità di dati ambientali.

Le immagini del fondale possono raggiungere una definizione di circa 1,6 pollici per pixel, permettendo di identificare oggetti, ostacoli e potenziali mine navali con elevata precisione.

Verso una nuova generazione di pattugliamento marittimo

Le caratteristiche di Greyshark potrebbero modificare profondamente il concetto di sorveglianza marittima persistente. Secondo Euroatlas, il monitoraggio continuo degli oceani non può più basarsi esclusivamente su mezzi con equipaggio, troppo costosi e limitati nelle operazioni di lunga durata.

La possibilità di utilizzare sciami di droni autonomi coordinati tra loro apre infatti nuovi scenari operativi, soprattutto nelle aree considerate strategiche per il commercio internazionale e la sicurezza militare.

Il progetto ha già attirato l’interesse di diversi Paesi NATO e il drone dovrebbe affrontare le prime prove in mare nell’agosto 2026. I test serviranno a verificare autonomia, navigazione autonoma e prestazioni dei sistemi di rilevamento in condizioni operative reali.

Come cambieranno le operazioni di pattugliamento marittimo

Chi si occupa della sicurezza marittima deve monitorare questi sviluppi e valutare l’adozione di piattaforme autonome. L’uso di drone sottomarino a idrogeno permette di affrontare missioni di lunga durata in contesti complessi. In un panorama così dinamico, l’evoluzione dei sistemi di sorveglianza guiderà nuove strategie operative. Innovazione e sostenibilità diventano pilastri del pattugliamento moderno.

Fonte: Interesting Engineering

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