Il primo semestre del 2023 si è chiuso con 1.382 attacchi alla cybersecurity di tutto il mondo anche se, paragonato all’anno precedente, il dato è in diminuzione passando dall’21% del 2022 all’11% di quest’anno.
L’unico Paese che va in controtendenza con questo leggero miglioramento è l’Italia che, nel primo semestre del 2023 ha registrato una crescita degli incidenti del 40%, quasi 4 volte superiore al dato globale. A dirlo sono i dati dell’ultimo rapporto Clusit.
La cybersecurity in Italia è sempre più a rischio
Tra gli attacchi alla cybersecurity più in crescita nel mondo c’è il cybercrime pari all’84% seguito da Hactivism, in crescita dell’8%, mentre sono in calo quelli riconducibili ad Espionage/Sabotage e Information Warfare che rappresentano rispettivamente il 6% e il 2%.
Il cybercrime è tra le minacce più gettonate anche in Italia tanto da rappresentare il 69% del totale, seppur in diminuzione rispetto al 2022 quando era il 93,1%. Secondo le analisi una delle maggiori cause degli attacchi avvenuti ai danni della cybersecurity di enti e aziende italiane riguarda la crisi geopolitica e in particolare il conflitto in Ucraina.
Tra i settori più colpiti in Italia c’è il mondo del finance e insurance che è arrivato al 9% degli attacchi (mentre nel 2022 era il 3,7%). Dati che fanno riflettere specie se si pensa che il numero di attacchi rivolti a vittime in questo ambito, ha superato nei primi 6 mesi dell’anno il totale degli attacchi avvenuti in tutto il 2022. Meglio invece il mondo dell’Healthcare che si mantiene costante in Italia andando anche in controtendenza rispetto alle stime globali.
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Infine, cresce anche la gravità degli attacchi: nel primo semestre, infatti, gli attacchi con impatti gravi o gravissimi – ovvero con ripercussioni tecnologiche, economiche, legali e reputazionali – sono stati la stragrande maggioranza, arrivando al 78,5% (erano l’80% nel 2022). Gli incidenti con impatti medi sono solo un quinto, mentre sono quasi del tutto scomparsi quelli con impatti bassi.
“Se nel contesto delle tensioni internazionali e di un conflitto ad alta intensità combattuto ai confini dell’Europa, a fine 2022 anche l’Italia appariva per la prima volta in maniera evidente nel mirino, nel 2023 la tendenza si è decisamente consolidata”, ha affermato Gabriele Faggioli, presidente di Clusit, commentando i dati. “Considerato che l’Italia rappresenta il 2% del PIL mondiale e lo 0,7% della popolazione, questo dato fa certamente riflettere”.