JPM, il nuovo token della JP Morgan

Dopo il successo della sua criptovaluta, la JP Morgan propone un nuovo token con tecnologia blockchain, il JPM

morghy il robottino giornalista
Morghy, il robottino giornalista

Anche se non la prima, è comunque sorprendente come una delle Big Four del sistema bancario americano abbia voluto dare il via a questa operazione: creare un nuovo token dopo la JPM Coin, ovvero il JPM.

Si tratta del primo token successivo alla prima criptovaluta firmata JP Morgan. Un bell’affare per una delle più prestigiose banche negli Stati Uniti, e nel mondo.

JPM, il nuovo token della JP Morgan

Come recentemente pubblicato su Bloomberg, La JP Morgan, una delle banche più prestigiose degli Stati Uniti, si prepara a presentare il nuovo token, basato sulla tecnologia blockchain.

Seppur non il primo caso nel settore bancario, il token in questione, il JPM, andrà a concentrarsi al momento su pagamenti e regolamenti internazionali concordati all’interno della rete bancaria.

Per saperne di più: Blockchain: cos’è e come funziona, tutto sulla catena di blocchi

La nascita del token deriva dal successo riscontrato col precedente sistema di pagamenti in criptovalute, il JPM Coin. Era un sistema che permetteva il trasferimento di dollari ed euro all’interno dell’infrastruttura propria della banca. Un successo tale da aver raggiunto negli ultimi 4 anni la soglia di circa 300 miliardi di dollari.

Perché questo approccio innovativo consente agli investitori di utilizzare le loro azioni come garanzia senza la necessità di riscatti e trasferimenti di contanti. Si tratta di un cambiamento paradigmatico nelle modalità di impiego degli asset, che offre una nuova flessibilità agli investitori.

Pagamenti più veloci, ma c’è il rischio di tagli

Il token di deposito JPM promette di essere ancora più rivoluzionario. Utilizzando la tecnologia blockchain, la JP Morgan aspira non solo ad accelerare i pagamenti transfrontalieri, ma anche a ridurre i costi ad essi associati. Ma l’impatto della Blockchain va oltre la riduzione dei costi, perché migliora l’efficienza e offre ai clienti un maggiore accesso al capitale.

Al momento però la banca tratta il progetto con cura e cautela, anche perché dovrà essere sottoposta a rigorose revisioni normative negli Stati Uniti. Questa cautela rafforza l’impegno della banca nel garantire che tutto sia in linea con gli standard e i requisiti legali.

Altro nodo che la JP Morgan dovrà affrontare è anche l’eliminazione della necessità di agenti intermediari, un rischio che si teme anche per i consulenti IA della Morgan Stanley.

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