Continua la lotta di Facebook alle fake news, all’odio online e, in generale, per ripulire la propria piattaforma da comportamenti scorretti che inquinano l’esperienza degli utenti. Il nuovo obiettivo è l’estremismo. Negli Stati Uniti il social di Mark Zuckerberg ha infatti cominciato a inviare ad alcuni utenti un box entro cui indicare, in forma anonima, se un loro contatto mostra segni di ‘estremismo’. Un avviso che arriverebbe dopo che un iscritto avrebbe, consapevolmente o meno, visto passare sulla sua bacheca un post di natura estremista.
Il popup reciterebbe: “Potresti essere stato esposto a contenuti estremisti dannosi di recente. I gruppi violenti cercano di manipolare la tua rabbia e la tua delusione. Puoi agire ora per proteggere te stesso e gli altri“.
Come riportato da BBC, la mossa farebbe parte di ‘Redirect Initiative’, con cui la società promuove organizzazioni contro l’estremismo e a sostegno di persone bloccate in attività del genere. Oltre a chiedere la segnalazione, Facebook indica infatti agli utenti risorse e organizzazioni che aiutano a lasciare i gruppi estremisti.
“Questo test fa parte del nostro lavoro più ampio per valutare i modi per fornire risorse e supporto alle persone su Facebook che potrebbero essere state coinvolte o essere state esposte a contenuti estremisti o potrebbero conoscere qualcuno che è a rischio“, ha detto una portavoce di Facebook.
Facebook ha affermato che i test identificano sia gli utenti che potrebbero essere stati esposti a contenuti estremisti che violano le regole, sia gli utenti che in precedenza erano stati oggetto di moderazione sulla piattaforma.
Negli ultimi anni, Facebook è stata oggetto di un attento esame da parte della critica per non aver intrapreso azioni sufficienti per ridurre i contenuti estremisti sulla piattaforma.
Facebook contro l’incitamento all’odio
Come si legge sulla piattaforma, Facebook crede che le persone si sentano più libere di esprimersi e connettersi se non vengono attaccate in base alla loro identità. Per questo motivo, il social non consente “l’incitamento all’odio su Facebook perché crea un ambiente di intimidazione ed esclusione e in alcuni casi potrebbe promuovere la violenza offline“.
“Definiamo l’incitamento all’odio come un attacco diretto rivolto alle persone sulla base di categorie protette, quali razza, etnia, nazionalità di origine, disabilità, religione, casta, orientamento sessuale, genere, identità di genere e malattie gravi. Definiamo l’attacco come discorsi violenti o disumanizzanti, stereotipi nocivi, dichiarazioni di inferiorità, espressioni di disprezzo, disgusto o rifiuto, imprecazioni e incitazioni all’esclusione o alla segregazione. Consideriamo l’età come una categoria protetta quando si fa riferimento ad altre categorie protette. Proteggiamo inoltre rifugiati, migranti, immigrati e richiedenti asilo dagli attacchi più gravi, pur consentendo di commentare e criticare le politiche sull’immigrazione. Allo stesso modo, proteggiamo categorie quali l’occupazione quando si fa riferimento a un’altra categoria protetta“.
“Riconosciamo che le persone in alcuni casi condividono contenuti che incitano all’odio di cui non sono autori allo scopo di condanna o sensibilizzazione. In alcuni casi, discorsi che potrebbero altrimenti violare i nostri standard possono essere usati in modo autoreferenziale o per rafforzare una causa. Le nostre normative sono pensate per lasciare spazio a questi tipi di discorsi, ma chiediamo alle persone di chiarire le proprie intenzioni“.
Dunque, quando l’intenzione non è chiara, Facebook potrebbe rimuovere il contenuto.