Immagine copertina generata con l’intelligenza artificiale
Bose sta vivendo una nuova fase della propria trasformazione. Come raccontato dalla CEO Lila Snyder a The Verge, l’azienda non è più soltanto un produttore di cuffie, speaker e sistemi audio: oggi sta costruendo un modello che affianca ai prodotti consumer una vera attività B2B dedicata alla tecnologia audio. A questo si aggiungono l’ingresso nel mercato luxury con McIntosh e Sonus faber e una strategia che guarda sempre più ai wearable e all’intelligenza artificiale.
Bose diventa una realtà multi-brand
Uno dei cambiamenti più importanti riguarda il passaggio da un’azienda costruita attorno al solo marchio Bose a una realtà multi-brand. Negli ultimi anni il gruppo ha acquisito McIntosh e Sonus faber, entrando così nel segmento dell’audio di lusso. Parallelamente, ha creato una nuova divisione chiamata Audio Tech, attraverso cui le tecnologie sviluppate internamente possono essere utilizzate anche nei prodotti di altre aziende.
Il modello è già operativo con partner come Motorola, Xreal, Epson e Skullcandy, oltre a Sena, con cui Bose ha realizzato un dispositivo per le comunicazioni nei caschi da moto. L’obiettivo è portare la propria esperienza nel maggior numero possibile di dispositivi, anche quando l’audio non rappresenta la funzione principale.
McIntosh e Sonus faber restano fedeli alla loro identità
L’acquisizione dei due marchi hi-fi ha permesso a Bose di entrare in un mercato dove design, artigianalità e qualità sonora hanno un peso particolare. Snyder ha spiegato che McIntosh e Sonus faber vengono gestiti come brand distinti, con una precisa attenzione alla loro identità.
Bose non vuole infatti “Bose-ificare” i due marchi. Le squadre dedicate all’audio luxury mantengono una certa autonomia e soprattutto proteggono le rispettive firme sonore. Allo stesso tempo, alcune tecnologie Bose possono essere integrate quando risultano utili, in particolare negli ambiti del software e della connettività.
Il valore del segmento luxury non dipende però soltanto dalla tecnologia. Per Snyder contano anche design, materiali, comfort, tatto e artigianalità: i prodotti McIntosh e Sonus faber vengono presentati come oggetti capaci di unire prestazioni audio ed esperienza estetica.
La tecnologia Bose diventa modulare
La trasformazione più interessante riguarda il modo in cui l’azienda sviluppa la propria tecnologia. In passato Bose realizzava soluzioni specificamente pensate per determinati prodotti, come cuffie o sistemi audio per automobili. Ora sta invece costruendo piattaforme, algoritmi e blocchi tecnologici comuni, che possono essere adattati a esperienze differenti.
Questa impostazione riguarda tecnologie come cancellazione del rumore, audio immersivo e capacità di ascoltare ciò che interessa all’utente. Una stessa base tecnologica può essere utilizzata nei prodotti Bose oppure trasferita a dispositivi realizzati dai partner.
Secondo Snyder, il nuovo approccio rende più efficiente la ricerca e sviluppo, amplia le possibilità di innovazione e permette anche di accelerare la realizzazione dei prodotti. L’azienda conta circa 2.500 dipendenti e metà di loro sono ingegneri, mentre l’intelligenza artificiale viene già utilizzata anche per aumentare la produttività durante lo sviluppo.
Wearable e AI: il suono sarà sempre più importante
È proprio sul fronte dell’AI che la strategia di Bose potrebbe diventare particolarmente interessante. Snyder considera i wearable fondamentali per il futuro dell’intelligenza artificiale, soprattutto perché le interazioni con gli agenti AI potrebbero diventare sempre più conversazionali e basate sulla voce.
Non è però detto che esista un unico dispositivo destinato a vincere. Bose cita diverse possibilità: occhiali, auricolari open-ear, smartwatch, anelli, spille e altri formati ancora da definire. La divisione Audio Tech permette all’azienda di partecipare a questa evoluzione senza dover trasformare necessariamente il marchio Bose in un produttore di ogni nuovo tipo di wearable.
Dall’AI agli apparecchi acustici: la convergenza è già iniziata
La stessa tecnologia può trovare applicazione in settori apparentemente diversi. Bose sta lavorando, per esempio, sulla chiarezza della voce e sulla cancellazione del rumore, competenze che possono essere utilizzate in cuffie, automobili, caschi da moto e dispositivi destinati all’ascolto assistito.
Snyder ha citato anche un apparecchio acustico lanciato in Cina con il partner ORKA, dotato di cancellazione del rumore. Il problema tecnico è particolarmente complesso perché un dispositivo di questo tipo deve funzionare per 15-18 ore, disponendo però di risorse di calcolo e batteria molto limitate.
Per Bose è proprio questo il punto in cui cuffie, realtà aumentata e apparecchi acustici iniziano a convergere. L’azienda parla di “tiny AI”: algoritmi complessi che devono essere ridotti e ottimizzati per funzionare all’interno di dispositivi con potenza e autonomia limitate.
Fonte: The Verge