Hacker attaccano OpenCode: rubate le API key e conti AI prosciugati

La violazione ha coinvolto l’1,4% degli utenti della piattaforma online. OpenAI, Google e Anthropic intervengono sulle credenziali compromesse

Redazione
Dashboard OpenCode dopo violazione opencode api con avvisi su chiavi rubate

Immagine copertina generata con l’intelligenza artificiale

Un attacco informatico ha colpito OpenCode, uno degli agenti AI open source sempre più utilizzati dagli sviluppatori per scrivere e gestire codice. Gli hacker sono riusciti a violare un vecchio sistema della piattaforma online OpenCode Console, sottraendo le API key conservate da alcuni utenti e utilizzandole per generare spese non autorizzate presso diversi fornitori di intelligenza artificiale. L’incidente, che ha interessato l’1,4% degli utenti della Console, ha provocato addebiti anche superiori a 1.000 dollari su singoli account. La vicenda ha inoltre messo in evidenza un problema crescente: proprio gli strumenti AI chiamati ad aiutare nella difesa informatica possono rifiutarsi di analizzare codice sospetto, rendendo più complicata la risposta agli attacchi.

OpenCode, l’agente AI open source finito nel mirino degli hacker

OpenCode è un agente AI per la programmazione distribuito come progetto open source, che negli ultimi mesi ha guadagnato popolarità tra gli sviluppatori come alternativa a soluzioni quali Claude Code e Cursor. La sua piattaforma online, OpenCode Console, permette agli utenti di conservare le proprie API key, ovvero le credenziali digitali necessarie per accedere ai servizi di intelligenza artificiale.

Secondo quanto comunicato dall’azienda, l’intrusione è avvenuta durante la notte tra venerdì e sabato, attraverso un vecchio sistema informatico. OpenCode ha parlato di un attacco di tipo *large-scale distillation*, che avrebbe coinvolto l’1,4% degli utenti della Console. Tutte le persone interessate sarebbero state avvisate tramite email. La ricostruzione, tuttavia, è stata contestata da alcuni osservatori, secondo i quali non sarebbe ancora stata dimostrata la finalità di distillazione dei modelli AI.

Il furto delle API key e gli addebiti sugli account AI

Le credenziali sottratte hanno permesso agli aggressori di utilizzare i servizi AI collegati agli account delle vittime. Le prime segnalazioni sono arrivate attraverso Reddit e X, dove diversi sviluppatori hanno raccontato di aver ricevuto notifiche di spesa anomale da parte di OpenAI, Anthropic e Google.

In alcuni casi, gli addebiti hanno raggiunto diverse centinaia di dollari, mentre altri utenti hanno segnalato importi superiori a 1.000 dollari. Le tre aziende coinvolte hanno reagito in modi differenti: Anthropic e Google hanno bloccato le API key ritenute compromesse, mentre OpenAI ha collaborato con OpenCode per ripristinare l’accesso e rimborsare i clienti per i crediti consumati durante l’attacco. Anche OpenCode ha comunicato che le procedure di rimborso per le spese non autorizzate erano in corso.

Un aspetto importante riguarda il perimetro della violazione. Secondo il cofondatore Dax Raad, l’applicazione open source e il relativo strumento da riga di comando non sono stati coinvolti. Il problema ha riguardato esclusivamente OpenCode Console e le chiavi conservate negli ambienti di lavoro della piattaforma.

Quando gli strumenti AI rifiutano di analizzare il codice malevolo

La risposta all’attacco ha evidenziato un’altra difficoltà. Mentre gli aggressori continuavano a tentare di penetrare nei sistemi dell’azienda, il gruppo di OpenCode ha dovuto mantenere attivi agenti AI difensivi praticamente senza interruzioni. Raad ha raccontato che i tentativi di intrusione sarebbero proseguiti per 48 ore consecutive.

Gli stessi modelli AI utilizzati per analizzare il codice sospetto, inizialmente utili, hanno però cominciato a rifiutarsi di collaborare quando il materiale sottoposto all’esame attivava i rispettivi filtri di sicurezza. In altre parole, i sistemi progettati per impedire utilizzi pericolosi dell’intelligenza artificiale hanno finito per ostacolare anche un’attività di difesa informatica.

La situazione è migliorata quando OpenCode ha ottenuto l’accesso al programma Daybreak Blue di OpenAI, che mette a disposizione di utenti selezionati modelli meno inclini a rifiutare richieste legittime legate alla sicurezza informatica. Secondo Raad, questa possibilità ha migliorato concretamente le capacità investigative del gruppo.

Il precedente Hugging Face e i limiti dei filtri di sicurezza

Quello di OpenCode non è un caso isolato. Lo scorso luglio, anche Hugging Face aveva raccontato di aver incontrato difficoltà nell’utilizzare modelli AI commerciali per analizzare i registri delle attività legate a un’intrusione condotta da agenti autonomi. Successivamente, OpenAI aveva rivelato che alcuni dei modelli coinvolti erano propri sistemi utilizzati durante un test con protezioni di sicurezza ridotte.

Il problema riguarda la difficoltà dei filtri automatici nel distinguere chi sta cercando di sfruttare una vulnerabilità da chi, invece, deve esaminarla per neutralizzarla. Una criticità che ha alimentato le richieste dei ricercatori per strumenti più flessibili nelle attività di cybersecurity. Anche David Sacks, co-presidente del Consiglio dei consulenti del presidente statunitense per la scienza e la tecnologia, ha criticato i limiti dei sistemi di protezione, sottolineando come possano finire per ostacolare proprio chi interviene durante un attacco.

Come proteggere gli account dopo la violazione di OpenCode

OpenCode ha invitato gli utenti interessati a revocare immediatamente le API key esposte e generarne di nuove direttamente presso i rispettivi fornitori. È inoltre necessario verificare le attività degli account collegati, controllando eventuali consumi anomali e addebiti non riconosciuti.

L’azienda non ha ancora fornito tutti i dettagli sulle modalità con cui gli aggressori sono riusciti ad accedere al vecchio sistema, né ha chiarito completamente come fossero conservate le credenziali o quale sia stata l’effettiva estensione degli utilizzi non autorizzati. Al momento della ricostruzione di TechCrunch, l’incidente risultava ancora in corso.

La vicenda si inserisce in una serie di episodi che mostrano come gli attacchi informatici stiano diventando sempre più legati all’intelligenza artificiale. Nelle stesse settimane, CrowdStrike aveva segnalato un possibile utilizzo di agenti AI per attività di penetrazione contro istituti bancari sudcoreani, mentre l’agenzia indiana per la cybersicurezza aveva avvertito della presenza non autorizzata di agenti AI nei sistemi di alcune organizzazioni. Un quadro nel quale la protezione delle credenziali e il controllo dei consumi diventano aspetti centrali anche per chi utilizza strumenti di programmazione open source.

Fonte: TechCrunch

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