Il 2024 di smeup, realtà italiana che supporta le imprese nel loro percorso di digital transformation, si è chiuso con un fatturato consolidato pari a 98,7 milioni di euro e una crescita del 16% rispetto all’anno precedente. Ora per l’azienda bresciana, che conta oggi 22 sedi distribuite in tutto il Paese, si apre un rinnovato ciclo strategico, contraddistinto da consolidamento, rafforzamento dell’offerta e attenzione alla proprietà intellettuale. Dario Vemagi, General Manager di smeup, ci racconta questa nuova fase.
Il capitale umano sul piedistallo
Con oltre 710 collaboratori sul territorio, frutto anche delle oltre 40 operazioni di M&A concluse negli ultimi dieci anni, smeup riconosce l’importanza di attrarre e trattenere talenti. Una sfida che nel piano 2026-2029 intende affrontare puntando sulla valorizzazione delle persone attraverso la promozione di un ambiente di lavoro ibrido, attento e inclusivo. “Abbiamo scelto di investire in formazione continua, dialogo attivo e modelli di lavoro flessibili, con l’obiettivo di favorire lo scambio di idee e la crescita condivisa, sempre nel rispetto delle diversità”, afferma Vemagi.
AI come motore di efficienza
Immancabile una chiara strategia sul ruolo dell’intelligenza artificiale. “È un asset chiave per la semplificazione dei processi, l’automatizzazione e la valorizzazione dei dati”, sottolinea Vemagi. Al fermento del mercato sul tema, l’azienda risponde con la progressiva integrazione delle tecnologie di AI nei prodotti, con lo scopo di aumentare la produttività operativa, e il loro utilizzo nel supporto ai clienti nella gestione degli ecosistemi tecnologici. “È necessaria, però, anche una nuova visione culturale, che riconosca il ruolo cruciale della qualità del dato: per questo nei nostri progetti includiamo anche la promozione di un approccio collaborativo, volto a unire ed efficientare gli investimenti di imprese e istituzioni”.
Nella proprietà intellettuale il grande vantaggio competitivo
“Valorizzare la proprietà intellettuale significa riconoscere il ruolo determinante dei prodotti sviluppati internamente e delle competenze dei consulenti nel confronto con i competitor”, osserva Vemagi. Ecco perché la strategia prevede il rafforzamento continuo dell’offerta per i clienti attuali e, parallelamente, un costante investimento nell’evoluzione tecnologica e nei servizi, con una visione di lungo periodo orientata alla crescita e all’innovazione.
Missione digitalizzazione
“Il piano è ambizioso – ammette il manager – e indubbiamente la trasformazione digitale in Italia deve ancora fronteggiare ostacoli significativi, come frammentazione degli investimenti, confusione negli obiettivi e tendenza a digitalizzare senza ripensare i processi.” Sebbene alcuni settori, come finance e servizi ad alto valore aggiunto, rispondano con reattività all’innovazione, altri, come il manifatturiero tradizionale, si dimostrano meno ricettivi. “Il momento di transizione, però, è tanto delicato quanto necessario: la digitalizzazione è il futuro e le aziende italiane necessitano di partner solidi e preparati per trarne il meglio”, conclude Vemagi.